Il Manifesto della Transdisciplinarità
di Basarab Nicolescu
a cura di Francesca Violi*
A 18 anni dalla sua prima edizione originale (1996) è stato recentemente pubblicato anche i Italia il “Manifesto della Transdisciplinarità” di Basarab Nicolescu. Sono infatti sempre più attuali le discussioni, le ricerche e i dibattiti sulla metodologia dell’approccio transdisciplinare applicabile a tutti i campi della conoscenza e che consente di cogliere e affrontare le sfide che il mondo moderno presenta all’uomo.
Può apparire paradossale che proprio un fisico teorico quale Basarab Nicolescu, dopo decenni di esperienze nel cuore delle ricerche scientifiche di frontiera, sia uno dei maggiori promotori internazionali della Transdisciplinarità. Ciò avvalora il convincimento che la scienza – sempre più divisa in specializzazioni disciplinari e dominata da un travolgente progresso tecnologico – abbia raggiunto un punto limite con conseguenze di vasta portata, sia per le cosiddette “scienze esatte”, sia per la cultura antropologica, umanistica e la vita sociale. L’antropologo Gilbert Durand ha più volte ribadito la necessità che le Scienze dell’Uomo ritornino a essere un’unica Scienza dell’Uomo il cui centro, il comune luogo simbolico è quello di essere “scienza ai confini del sapere”.
Urgente è il bisogno di andare “oltre” l’ambito in cui l’uomo si sente costretto in un universo sempre più dominato dal meccanicismo, soverchiato da una stringente fatticità, che non lascia spazio alla caratteristica fondamentale dell’Uomo: quella di generare – attraverso la sua dimensione immaginativa – inaspettate soluzioni creative, nuove possibilità, nuovi orizzonti altrimenti inaccessibili in visioni parcellizzate e riduttive della realtà. In altri termini, quella di sentirsi “docile fibra dell’universo” (G. Ungaretti), in sintonia con l’energia che muove il Tutto.
Nicolescu ha accettato la sfida dell’andare oltre. Egli considera l’attuale crisi come uno spettro di autodistruzione – materiale, biologica e spirituale – ma anche un’opportunità per riscoprire la tolleranza e la saggezza. La società oggi – secondo Nicolescu – si trova a un bivio equidistante dagli estremi catastrofici del totalitarismo utopico e la distopia del relativismo: l’unico modo per superare questo drammatico legame è un imperativo risveglio di coscienza, uno dei principali obiettivi della transdisciplinarità.
Già nel 1994 Nicolescu, insieme al filosofo Edgar Morin e al pittore e scrittore Lima de Freitas, aveva redatto e pubblicato la Carta della Transdisciplinarità come esito del primo Congresso Internazionale della Transdisciplinarità (Convento da Arrabida, Portogallo). Il documento è riportato in appendice al libro e rappresenta una sistematizzazione dei preamboli teorici del Manifesto.
Il Manifesto apre il suo contenuto al lettore analizzando le strutture che per prime hanno ostacolato l’adozione di un pensiero transdisciplinare: il riduzionismo scientifico basato su una logica binaria (vero/falso) che esclude una terza possibilità (principio del terzo escluso). Nicolescu propone un modello di pensiero innovativo, stabilendo un diverso concetto di realtà più adeguata alla complessità del mondo moderno e introduce una logica ternaria che integra l’assioma del Terzo Incluso. Attraverso la logica dell’omologia, che tiene conto di un principio di simmetria e di rassomiglianza, diviene possibile recuperare il terzo escluso della logica binaria dandogli la funzione di relazione o di legame dinamico tra i due antagonisti.
Vengono così presentati i tre assiomi della transdisciplinarità che sosterranno le successive argomentazioni come solidi pilastri:
1) assioma logico del terzo incluso, già elaborato concettualmente dalla logica dinamica di Stephane Lupasco[1], che tiene conto anche di ciò che è contraddittorio e consente una conoscenza del mondo fisico e biologico, ma anche dello sviluppo dell’energia psichica. Scrive Nicolescu «Il linguaggio transdisciplinare è fondato sull’inclusione del terzo, che si trova sempre tra il ‘perché’ e il ‘come’, tra il ‘chi’ e il ‘cosa’» (p.127);
2) assioma ontologico dei diversi livelli di realtà;
3) assioma epistemologico della complessità di pensiero. Attraverso l’assioma della complessità Nicolescu apre a una struttura di realtà gödeliana, in cui la mente umana può dimostrare realtà vere anche se non dimostrabili e a superare le logiche riduzioniste che per secoli ne hanno limitato il pensiero.
La transdisciplinarità promuove il trans-culturale, l’apertura di tutte le culture alle altre culture e all’Altro, dunque, accettazione dell’ignoto e del non conoscibile, dell’inatteso, il trans-nazionale, che garantisce l’appartenenza di ogni essere umano a una nazione ma anche all’umanità tutta, il trans-religioso che riconosce la sacralità di ogni religione e fonda sul rispetto reciproco e sulla tolleranza la via al superamento dei conflitti religiosi.
Tutto ciò è già stato sperimentato dagli intellettuali e scienziati che presero parte agli incontri di Eranos, il cenacolo sulle rive del Lago Maggiore, che dal 1933 per oltre cinquant’anni è stato sorgente di quanto più vivo e creativo sia nato in Europa nel secolo scorso. Ogni anno un piccolo numero di studiosi di differenti discipline (psicologia, storia delle religioni, matematica, antropologia, biologia, ecc.) provenienti da ogni parte del mondo si riuniva per riflettere su un tema comune di portata universale, condividendo in un vero banchetto transdisciplinare il frutto delle proprie ricerche. Elemento indispensabile era che gli studiosi potessero «esporre ciò che pareva loro essenziale per l’uomo alla ricerca della conoscenza di se stesso, cioè alla ricerca della piena valorizzazione di tutte le esperienze umane che hanno un significato permanente ed eterno» (H. Corbin).
Il poeta argentino Roberto Jeatroz introdusse nel 1991 una nuova espressione nella terminologia della transdisciplinarità, quella dell’attitudine transdisciplinare intesa come la capacità – individuale o sociale – ad assumere un orientamento costante, immutabile, quali che siano la complessità di una situazione e gli imprevisti della vita. A questo proposito, Nicolescu ne delinea i tratti fondamentali: rigore, apertura e tolleranza. Il rigore di «tener conto di tutti i dati presenti», l’apertura verso l’accettazione «dell’ignoto, dell’inatteso e dell’imprevedibile» e la tolleranza verso «la constatazione che esistono idee e verità contrarie ai principi fondamentali della transdisciplinarità» (pp. 126-131).
Con il capitolo “L’attitudine trans-religiosa e la presenza del sacro” Nicolescu percorre un tema centrale della transdisciplinarità: il problema del sacro inteso come qualcosa di «irriducibilmente reale nel mondo e ineludibile per qualsiasi approccio razionale della conoscenza» (p.132). Scriveva Mircea Eliade: «il sacro non implica la credenza in Dio, negli dèi o negli spiriti. Esso è l’esperienza di una realtà e il sorgere della coscienza di esistere nel mondo». La dimensione sacra – pertanto – in quanto elemento essenziale della struttura della coscienza fa inevitabilmente parte di ogni nostro rapporto con la realtà. Essa si esprime attraverso la dimensione simbolica, e ogni simbolo raccordando l’uomo con il mondo esterno e con le leggi dell’universo, lo porta al di là di sé stesso aprendolo all’intuizione del senso profondo della vita.
Il percorso prefigurato dall’approccio transdisciplinare ha per meta una grande ambizione sociale e culturale: ritrovare l’uomo integrale e la sua caratteristica fondante, quella di essere Homo symbolicus, simbolo tra simboli, figura mediatrice nell’universo, capace di creatività, cioè di libertà spirituale.
«Quando il vaso di Pandora fu spalancato, i mali che ne uscirono minacciarono gli umani che popolavano la Terra. Al fondo del vaso erano nascosti il sogno e la speranza. È di questo sogno e di questa speranza che intende dare testimonianza la transdisciplinarità» (p. 149).
Il 6 novembre 1994, Convento di Arrabida, in pieno parco naturale di Serra da Arrábida (Portogallo) fu firmata la Carta della Transdisciplinarità, firmata da Lima De Freitas – Edgar Morin – Basarab Nicolescu.
Lima De Freitas è nato a Setúbal, in Portogallo, il 22 giugno 1927 ed è morto improvvisamente a Lisbona il 5 ottobre 1998. È stato un autore del XX secolo (scrittore, pittore e illustratore), gradualmente riconosciuto dalla società, dalla cultura e dal mondo dell’arte. Ha frequentato la Escola Superior de Belas Artes (Scuola Superiore di Belle Arti) di Lisbona, dove si è diplomato. La sua carriera artistica inizia negli anni ’40 e, a partire dagli anni ’50, lascia il Paese per scoprire altre culture e vivere nuove esperienze, attraverso in tutto il mondo. Nel 1956 sceglie di stabilirsi a Parigi, in Francia, dove rimane per otto anni. Nel 1964 si trasferisce ad Aarhus, in Danimarca. In questo contesto, è importante sottolineare che dopo aver adottato il neorealismo nel 1946, la cui influenza è percepibile nella sua opera saggistica, plastica e filosofica, si è affermato come Iconography, Iconographie, Iconografia 214 severo critico delle scelte surrealiste e astratte nell’arte portoghese degli anni Cinquanta (1948-1954): La pittura di Lima de Freitas coincide con la prima manifestazione del realismo plastico nel filone del realismo letterario, nonché con la pittura brasiliana di Portinari; nel 1954-1959 soggiorna a Parigi dove si dedica principalmente all’illustrazione di libri, campo in cui rivela una rara qualità). La sua adesione al neorealismo evolverà nel decennio successivo verso un’arte spiritualizzata di ispirazione teosofica (cfr. José Augusto França), cioè di natura mitico-simbolica, iniziatico-mistica, ben lontana dalla fede neorealista degli anni Quaranta. Una fase che, probabilmente intorno al 1965, coincide con il suo ritorno in Portogallo, dove rimane e sviluppa opere legate alle radici mitiche e simboliche della tradizione storico-culturale portoghese, in cui le immagini primordiali e universali (Jung-Mircea Eliade) sono oggetto ricorrente di riflessione e figurazione. Così, sia il suo lavoro di pittore che i suoi scritti artistici, ermeneutici e filosofici e le sue attività artistiche sono stati concepiti e sviluppati sotto la forte influenza di Jung, Gaston Bachelard, Henry Corbin, Mircea Eliade e, in particolare, di Gilbert Durand, che ha scritto un libro sul lavoro artistico del pittore, intitolato Mytholusismos de Lima de Freitas (1987). Nel 1967 Lima de Freitas incontrò personalmente il maestro Almada Negreiros, con il quale ebbe proficue conversazioni che portarono alla scoperta e alla decodifica da parte di Lima de Freitas dell’enigmatico punto Bauhütte, fondamentale nello studio dei numeri e della geometria sacra. Dal 1969 in poi ha continuato a sviluppare intensamente il suo lavoro di pensatore e artista fino alla fine della sua vita, nel 1998. Lima de Freitas è riconosciuto come autore versatile, e costituisce un riferimento nazionale e internazionale nei campi della pittura, del disegno e dell’illustrazione, dello studio dei numeri e della geometria sacra, della riflessione filosofica e artistica, della rivalutazione di miti e simboli, nonché nell’ambito della numismatica, della filatelia e persino della ceramica. Le sue opere si trovano in numerose collezioni private e musei di diversi Paesi: Spagna, Francia, Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Svezia, Polonia, Italia, Stati Uniti d’America, Brasile, Angola e Nuova Zelanda, tra gli altri.
Edgar Morin, pseudonimo di Edgar Nahoum (Parigi, 8 luglio 1921), è un filosofo e sociologo francese. È noto soprattutto per l'approccio transdisciplinare con il quale ha trattato un'ampia gamma di argomenti, fra cui l'epistemologia. Durante la sua carriera accademica ha lavorato principalmente presso l'École des hautes études en sciences sociales (EHESS) e il Centre national de la recherche scientifique (CNRS). Particolare attenzione hanno ricevuto le sue ricerche sulla complessità e il cosiddetto "pensiero complesso". È noto per l’approccio transdisciplinare con il quale ha trattato un’ampia gamma di argomenti, fra cui l’epistemologia. Ha dedicato gran parte della sua opera ai problemi di una “riforma del pensiero”, affrontando le questioni alla base delle sue riflessioni sull’umanità e sul mondo: la necessità di una nuova conoscenza che superi la separazione dei saperi presente nella nostra epoca e che sia capace di educare gli educatori ad un pensiero della complessità. Autore di numerosi libri, tra cui: La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero (Raffaello Cortina, 2000); I sette saperi necessari all’educazione del futuro (Raffaello Cortina, 2001); Cultura e barbarie europee (Raffaello Cortina, 2006); La via. Per l’avvenire dell’umanità (Raffaello Cortina, 2012). Vanno inoltre ricordati i sei volumi del “Metodo”: La natura della natura, (Raffaello Cortina, 2001); La vita della vita (Raffaello Cortina, 2004); La conoscenza della conoscenza (Raffaello Cortina, 2007); Le idee: habitat, vita, organizzazione, usi e costumi (Raffaello Cortina, 2008); L’identità umana (Raffaello Cortina, 2005); Etica (Raffaello Cortina, 2005). Il 19 novembre 2001 viene insignito all'Università IULM della laurea honoris causa in Lingue e letterature straniere. Nel marzo 2002, in occasione del conferimento, da parte dell'Università degli Studi di Messina, della laurea honoris causa in Filosofia, il Dipartimento di Filosofia dell'Ateneo peloritano fonda il Centro Studi di Filosofia della Complessità, intitolandolo ad Edgar Morin, «pensatore che più di ogni altro ha messo in luce il tessuto complexus dei saperi». Il 1º dicembre 2008 è stato insignito della Laurea Honoris Causa in Scienze dell'Educazione dall'Università degli studi S. Orsola Benincasa di Napoli. Dopo la proclamazione Morin ha tenuto la sua lectio doctoralis su "I sette saperi per un'educazione al futuro". Il 17 novembre 2011 è stato insignito della Laurea Honoris Causa in Scienze pedagogiche, dall'Università degli studi di Macerata. Dopo la proclamazione Morin ha tenuto la sua lectio doctoralis su "Le sfide della conoscenza per un umanesimo planetario". Nel 2012 è stato insignito del Premio Scanno per la sociologia.
Basarab Nicolescu (Ploie?ti, 25 marzo 1942) è un fisico teorico, presidente e fondatore del “Center International des Recherches et Études Transdisciplinaires” (Ciret) a Parigi, co-fondatore del “Gruppo di Studio sulla Transdisciplinarità” dell’Unesco, insieme a René Berger. Con Edgar Morin e Lima de Freitas ha firmato la Carta della Transdisciplinarità, a conclusione del primo Convegno sulla Transdisciplinarità in Portogallo, nel 1994. Il suo Manifesto è stato pubblicato in Francia nel 1996 ed è stato poi tradotto in inglese, spagnolo, portoghese, rumeno, arabo. Questa è la prima edizione in italiano.
Sinossi
Cosa è la transdisciplinarità? Come si distingue dalla interdisciplinarità e dalla multidisciplinarità? Perché merita un’attenzione particolare tra i vari movimenti di pensiero e le tante correnti culturali del nostro tempo? Sono le domande fondamentali cui prova a dare risposta il Manifesto della Transdisciplinarità di Basarab Nicolescu, che si propone come area di ricerca e chiave di interpretazione dei processi e delle trasformazioni del mondo contemporaneo. Il termine “transdisciplinarità” fu coniato da Jean Piaget: è il nome di un nuovo approccio alla realtà e alla vita e di una nuova visione olistica-ecologica-sistemica-sinergica-solidale-complessa del sapere. È il “terzo occhio”, che ci permette un meta-sguardo sul mondo, polioculare e multifocale. Il pensiero è chiamato a uno sforzo nuovo, di creazione di “passerelle” per l’attraversamento delle differenti aree disciplinari, per la formazione di nuovi modelli teorici e operativi e la messa in pratica di nuove strategie educative, di un apprendimento permanente «che si dirige alla totalità aperta dell’essere umano e non a una sola delle sue componenti». Inizia, così, quella che Edgar Morin, ne Il paradigma perduto, chiama «l’era della teoria aperta, multidimensionale e complessa», polifonica e sinfonica. La transdisciplinarità è ambasciatrice di una nuova “democrazia della conoscenza”, il fondamento di una nuova cultura della pace. È su questa via, di un progetto di Cultura di Pace, che l’Unesco ha avviato programmi di ricerca e di educazione e gruppi di studio transdisciplinari e sulla transdisciplinarità, anche con la creazione di cattedre itineranti.
*Il Manifesto della Transdisciplinarità di Basarab Nicolescu, Armando Siciliano Editore (2014)
*Francesca Violi – psicologa psicoterapeuta Ecobiopsicologia, ad orientamento psicosomatico e psicodinamico junghiano. Terapeuta EMDR. Esperta in Mindfulness e rilassamento, counselor psicosomatico e biografico. Integra nella sua formazione anche diverse tecniche a mediazione corporea. È autrice di diversi articoli scientifici, divulgatrice e formatrice in ambito della salute. Nel 2010 pubblica il libro Lilith. Risveglio di un’ombra (Persiani Ed.). Ha collaborato nel 2013 alla stesura nel Manifesto della Nuova Medicina con Laszlo E, Biava P.M. e Frigoli D. (in Dal segno al simbolo. Persiani Ed.) e dal 2011 partecipa a conferenze e congressi sia sul territorio locale sia nazionale sui temi di salute e complessità.
[1] Stéphane Lupasco (1900-1988) è stato un filosofo rumeno che ha sviluppato la logica non aristotelica.






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