Il valore magico della parola
Pavel A. Florenskij
a cura di Dr.ssa Naike Michelon
La parola è un condensatore della volontà,
un condensatore dell’attenzione,
un condensatore dell’intera vita dell’anima.
È stato definito il Leonardo Da Vinci russo e ha lasciato all’umanità un patrimonio di studi che hanno abbracciato la matematica, la fisica, la biologia, la linguistica, la teologia. Pavel A. Florenskij (1882-1937), filosofo e pensatore originale del Novecento, aveva colto l’importanza di esplorare la Vita, l’Anima e il rapporto con lo Spirito e il Divino, attraverso il recupero e la conoscenza profonda delle leggi con cui questi rapporti si esprimono, contemplando il mondo come un insieme, alla ricerca della Verità. Uomo concreto, padre ortodosso nella Russia rivoluzionaria, ha pagato il prezzo di mantenere salda la propria fede con la vita. Condannato dal regime sovietico, verrà deportato in uno dei più rigidi gulag della propria terra, e morirà per fucilazione all’età di soli 55 anni.
Fra i suoi innumerevoli studi, Florenskij si era dedicato ad approfondire il linguaggio sin dagli anni Dieci, momento in cui era venuto a contatto con A. Belyj e i simbolisti che avevano fatto proprio del linguaggio lo strumento principale del rapporto fra finito ed Infinito; negli stessi anni vi era stata la vasta polemica sulla venerazione del nome sorta all’interno della Chiesa ortodossa e conclusasi con la condanna dei monaci del Monte Athos che sostenevano di sperimentare l’essenza di Dio pronunciandone il nome.
Queste premesse sono necessarie per introdurre lo sguardo con cui Florenskij è interessato a cogliere la centralità del rapporto tra il linguaggio e la realtà che esso esprime laddove la venerazione del nome diviene l’esempio esplicito della necessità di concepire un legame sostanziale e non soltanto convenzionale tra il nome e ciò che viene nominato.
Florenskij tende la mano e la chiarezza del suo pensiero nell’invitarci a recuperare la forza originaria di ciascuna parola, per poi sottolineare l’importanza specifica che risiede nel nome ed in particolare in alcuni nomi fra cui il nome di Dio.
L’uso stesso che viene fatto delle parole ha un impatto specifico sull’anima che le esprime, anzitutto, e sul soggetto che le riceve a seconda del suo essere pronto a coglierne l’essenza e la sostanza. Florenskij recupera gli esempi delle parole dello sciamano dove il nome porta con sé la presenza reale di ciò che viene pronunciato: fa essere ciò che viene pronunciato. La parola diviene in tal senso «magica».
La parola è energia umana che contiene sia quella del genere umano, sia quella della singola persona: «è l’energia dell’umanità che si rivela attraverso la persona» (p.21). Questa visione è fondamentale perché significa che vi è un nesso fra l’essenza e la sua energia. La parola, corpo che costituisce quel nesso, diviene vero e proprio ponte fra il lato interiore ed il lato esteriore dell’essere che si rivela attraverso la propria energia.
In che modo queste parti possono essere tenute assieme e rivelare la Verità? Attraverso il simbolo, come «entità che manifesta qualcosa che esso stesso non è, che è più grande e che però si rivela attraverso questo simbolo nella sua essenza» (p. 28).
La parola, letta nella sua qualità simbolica, assume quel valore magico che Florenskij evidenzia in primo luogo in quanto essa è «un’entità creativa vivente» e, come tale, fa da ponte fra il mondo interno e il mondo esterno: «è come prima del temporale: la parola è il lampo che staccia il cielo da est a ovest e rivela il senso incarnato; nella parola vengono compensate e unite le energie accumulate. La parola è un lampo, non è né l’una né l’altra energia, ma un nuovo fenomeno energetico, costituito da due unità, una nuova realtà nel mondo: un canale di collegamento tra ciò che finora era separato» (p.33).
Un secondo elemento rilevante è che la parola viene pronunciata dall’intero organismo e per questo essa è pregna dell’intero essere che la pronuncia: «essa è il soggetto conoscente e l’oggetto da conoscere, le cui energie unite la tengono in essere» (p.33).
Infine, Padre Pavel conduce il lettore attraverso i passaggi che evidenziano che la parola è magica ed è dunque in grado trasformare la realtà attraverso la stratificazione di significati che essa è in grado di traghettare: «Qual è dunque la funzione magica del significato della parola? Il senso di una parola viene definito attraverso il suo semema, e nel tipo di formazione del semema va cercata la risposta alla domanda.» (p. 61). Una trasformazione dall’effetto profondo ed impattante su più livelli, che necessita di essere recuperato e considerato in quanto «la parola è un condensatore della volontà, un condensatore dell’attenzione, un condensatore dell’intera vita dell’anima.» (p. 63).
Sinossi
Il libro Il valore magico della parola conduce il lettore ad un confronto diretto con le qualità archetipiche contenute nel linguaggio. Attraverso lo sguardo complesso che contempla il mondo come un insieme, Padre Pavel esplora ed approfondisce il nome e le sue manifestazioni: la parola è vera e propria entità vivente, letta attraverso lo sguardo del simbolo, e porta in se stessa e attraverso se stessa quella funzione trasformativa che fa da ponte fra il mondo interno ed il mondo esterno.
Testo
Pavel A. Florenskij, Il valore magico della parola, Edizioni Medusa, Milano, 2003-2021 - Titolo originale: Mysl’i jazyk
*Dr.ssa Naike Michelon – Psicologa e psicoterapeuta, Docente Responsabile dell’Insegnamento di Tecniche di terapia ecobiopsicologica presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Istituto ANEB. Terapeuta EMDR pratictioner.






Accedi all'area riservata