AD ATTO
Riflessioni ecobiopsicologiche sulle opere di Chicco Margaroli e Andrea Carlotto
di Elisabetta Coralli
Prefazione a cura di Diego Frigoli
Incontrare l’universo
«Incontrare l’universo è vivere il tuo corpo,
sentire nella sua forma opaca
il canto delle tue fibre immortali.
Leggere la danza dei mondi e delle vite,
flusso e riflusso della morte
come un alfabeto essenziale,
diastole e sistole del tuo sole sanguigno.
Respirare, imprigionando in alveoli,
di esiliata materia l’alito
che solleva e ricompone il torace del cosmo.
Generare, seminando te stesso all’infinito
finché la notte abbia ripreso il giorno:
senza tempo e senza centro,
sarà un lieve rimbalzo della luce,
l’uomo».
Emma Tortorici Conti, AQUA PERMANENS, Milano 1989
Vorrei che questa prefazione prendesse avvio dalle suggestioni della poetessa Emma Tortorici Conti, la cui voce ha il dono raro di spalancare l’anima e accompagnarla alla scoperta dell’infinito. La poesia infatti è sempre una sorta di “Arte Soggettiva” della parola, che oscillando ritmicamente fra una Presenza – il senso manifesto del suono – e la sua Assenza – il contenuto simbolico di esso – tesse, nell’intersecarsi dei rimandi e degli accenni una trama del tutto nuova, fatta di aspetti contemporaneamente oggettivi e personali. Ecco perché il poeta non dimostra, ma convince!
Vi sono incontri che non si collocano nella linearità del progetto, ma nell’orizzonte più sottile della disponibilità interiore. È in uno di questi momenti che l’autrice di questo volume – Elisabetta Coralli – si è trovata dinnanzi alle opere di un’artista – Chicco Margaroli – che fino a quel momento non conosceva. Non vi era una ricerca deliberata, né una intenzione teorica. E tuttavia, nell’immediatezza dello sguardo, qualcosa ha vibrato in profondità: una risonanza. Come se quelle composizioni, silenziose e materiche, parlassero un linguaggio già inscritto nella sua esperienza clinica e nella sua formazione.
Le opere si presentavano come elementi vegetali – foglie, fibre, semi – con materiali biologici primari – latte, ossa, placenta –, materie vive o già viventi, appartenenti ai cicli originari della generazione. Non semplici materiali, ma sostanze archetipiche. Il vegetale come radicamento e crescita; il latte come nutrimento primordiale e simbolo della funzione materna; l’osso come ‘struttura’ archetipica della vita; la placenta come organo di soglia, luogo di scambio e di trasformazione tra due esistenze.
In quelle composizioni la natura non era rappresentata: era presente. Il corpo non era evocato: era implicato. La materia stessa si faceva linguaggio. E’ in questo punto che l’incontro si è rivelato qualcosa di più di una suggestione estetica. L’autrice ha riconosciuto, in forma intuitiva e immediata, ciò che l’Ecobiopsicologia ha elaborato sul piano teorico: l’isomorfismo profondo tra i processi della natura e le dinamiche della psiche.
L’Ecobiopsicologia nasce infatti dall’ipotesi che il corpo sia ‘natura interiorizzata’ e che la natura possa essere letta come ‘corpo esteso’. I processi biologici – germinazioni, nutrizioni, gestazioni, metamorfosi – non sono soltanto eventi fisiologici, ma matrici simboliche che strutturano l’esperienza psichica. L’essere umano non è separato dall’ambiente: ne è l’espressione trasformata, coscienza incarnata di leggi universali.
L’artista, operando con materiali organici, sembra aver dato forma visibile a questa continuità. Senza dichiarare un intento teorico, ha toccato quelle stesse strutture archetipiche che la riflessione ecobiopsicologica ha cercato di nominare. È come se la materia custodisse una memoria originaria, una sapienza implicita che precede la concettualizzazione scientifica.
Qui arte e scienza non si illustrano reciprocamente: convergono. L’una mostra ciò che l’altra formula e intuisce per via simbolica ciò che l’altra argomenta per via epistemologia. L’esperienza estetica, quando raggiunge questi livelli di profondità, non rimane confinata alla contemplazione. Produce trasformazione.
L’autrice non è rimasta semplice osservatrice di quelle opere: ne è stata attraversata. Da quell’incontro è scaturita una necessità di pensiero, e dal pensiero una necessità di parola.
Il libro che il lettore ha tra le mani nasce da questa dinamica trasformativa: è il tentativo di rendere cosciente una risonanza, di tradurre in linguaggio concettuale un’esperienza che ha avuto origine nella percezione sensibile.
In questo senso, il volume non è soltanto un contributo critico o una riflessione sull’arte contemporanea. È la testimonianza di come l’incontro tra materia e sguardo possa riattivare nuclei simbolici profondi, capaci di unire il sapere clinico, la ricerca teorica e l’esperienza estetica in un’unica trama significativa.
Viviamo in un’epoca che ha spesso separato ciò che in origine era unito: natura e cultura, corpo e psiche, scienza e arte. L’Ecobiopsicologia ha cercato di ricomporre questa frattura, mostrando come le leggi della vita biologica trovino corrispondenza nelle strutture dell’immaginario e come gli archetipi non siano astrazioni, ma forme inscritte nei processi stessi della materia vivente.
Le opere che hanno ispirato questo libro sembrano muoversi nella stessa direzione: rendere visibile l’unità sottesa alla molteplicità delle forme. In esse la trasformazione non è solo tema, ma processo reale: la materia si altera, si combina, genera nuove configurazioni, ricordandoci che la vita è incessante metamorfosi. È forse questo il dono più profondo di quell’incontro casuale: aver mostrato, ancora una volta, che quando la psiche è pronta, la natura parla. E quando l’arte attinge alle sue radici biologiche e simboliche, diviene ponte fra il visibile e l’invisibile, tra l’archetipo e la forma, tra il corpo e il cosmo. Questo libro nasce da un ponte e invita il lettore ad attraversarlo.
Testo: Elisabetta Coralli. AD ATTO. Riflessioni ecobiopsicologiche sulle opere di Chicco Margaroli e Andrea Carlotto, (2026), Sarre: Testolin Editore
Sinossi. Questo non è un semplice saggio sull’arte, ma l racconto di un miracolo: quello in cui la materia incontra l’occhio di chi guarda e risveglia simboli antichissimi. In queste pagine, la descrizione delle forme e dei processi della natura, gli studi scientifici ad essi relati, il pensiero storico-filosofico e spirituale, gli aspetti fisiologici ed anatomici pertinenti il corpo umano, le dinamiche della psiche e l’incanto dell’esperienza estetica si intrecciano in un unico, vitale racconto. “Viviamo in un’epoca che ha spesso separato ciò che in origine era unito: natura e cultura, corpo e spiche, scienza e arte. L’Ecobiopsicologia ha cercato di ricomporre questa frattura, mostrando come le leggi della vita biologica trovino corrispondenza nelle strutture dell’immaginario e come gli archetipi non siano astrazioni, ma forme inscritte nei processi stessi della materia vivente” (Diego Frigoli). Attraverso una ricerca profonda e la narrazione della sua esperienza personale, l’autrice propone spunti e riflessioni per il viaggio di chiunque voglia riscoprire il legame invisibile che unisce la natura, l’arte e i misteri della psiche.
Autrice: Elisabetta Coralli – Medico chirurgo e Psichiatra a orientamento psicoanalitico, ha conseguito, contestualmente alla specialità, anche il Master in Ipnoterapia e Psicofarmacologia. In ambito lavorativo ha maturato una profonda esperienza clinica nella cura del paziente in urgenza, in ambito ospedaliero e sul territorio delle gravi patologie psichiatriche, con particolare interesse per i disturbi dell’umore, presso l’Ospedale Civile di Legnano. La sua ricerca ha trovato una nuova sintesi nell’incontro con il Dr. Diego Frigoli e l’Ecobiopsicologia. Specializzatasi presso la Scuola ANEB di Milano, dal 2015 esercita come libera professionista. La sua impostazione, innovatoria dunque nel panorama delle scuole ad indirizzo psicodinamico, lega in un quadro unitario l’ambiente, il corpo e le manifestazioni psicologiche – dalle dinamiche inconsce al contesto socio-culturale – proponendo una visione psicosomatica d’avanguardia che vede nell’archetipo del Sé il fattore d’ordine capace di riassumere materia e psiche.
Prefazione a cura di Diego Frigoli – Fondatore e promotore del pensiero ecobiopsicologico, Psichiatra, Psicoterapeuta e Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Istituto ANEB. Innovatore nello studio dell’immaginario con particolare riferimento all’elemento del simbolo in rapporto alle sue dinamiche fra coscienza individuale e collettiva.






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