Il mondo interpersonale del bambino
Daniel N. Stern
a cura di Rossella Cerioli*
Entità tradizionalmente legate a specifiche fasi evolutive, quali l’oralità, la dipendenza, l’autonomia, la fiducia e così via, vengono da noi invece considerate come linee di sviluppo […]. La teoria (psicanalitica) indicava a quale momento effettivo della vita dovesse indirizzarsi la nostra (di terapeuti) indagine ricostruttiva. […] Non più predeterminato dalla teoria, tale punto di origine costituisce un mistero e una sfida e il terapeuta è più libero di vagabondare con il paziente attraverso le età e le fasi evolutive dei sensi de Sé, per scoprire dove l’azione ricostruttiva possa essere più efficace, al riparo da prescrizioni teoriche troppo restrittive.»
D.N. Stern
Se l’idea di “rivoluzione gentile” può essere applicata a qualche teoria, la concettualizzazione del mondo interpersonale del bambino proposta da Stern è, a mio parere, una di quelle. Rivoluzione perché il bambino è visto come un essere dinamico e relazionale il cui senso del Sé è presente e si sviluppa sin dal momento della nascita, differenziandosi man mano che nuove competenze sono acquisite nell’infanzia, per poi arricchirsi e ridefinirsi nell’arco di tutta la sua esistenza: «il senso del Sé, quindi, è ad ogni istante una rete costituita dai molti processi dinamici in corso. È l’esperienza di un equilibrio» (p. 204). Con questo concetto Stern “svolta”, apparentemente in modo brusco, e cambia prospettiva rispetto al punto di vista di alcuni suoi predecessori che vedevano nel lattante e nella primissima infanzia un periodo di indifferenziazione/simbiosi con la madre, o di “autismo normale” a cui sarebbe poi seguito un attivarsi di progressivi movimenti (fisici e psicologici) volti a prendere nel tempo consapevolezza della propria esistenza separata dalla diade. Questa rivoluzione è gentile perché in realtà Stern riesce, punto per punto, a ricollocare molte delle teorie precedenti all’interno di una visione più moderna e dinamica che descrive chi è il bambino, come la relazione crei il suo mondo, e come questo processo influisca sull’adulto di domani; per sostenere questa sua teoria Stern ci accompagna nell’osservazione dettagliata della relazione mamma bambino, andando a costruire passo per passo approfonditi parallelismi tra il bambino clinico e il bambino osservato.
Tra le fondamenta su cui poggia questa nuova prospettiva una è, a mio parere, strettamente connessa con l’eco-bio-psicologia: il concetto di “Sintonizzazione degli affetti” quale strumento prioritario di arricchimento del mondo del bambino e ampliamento delle sue possibilità espressive e relazionali; la sintonizzazione nasce quando il bambino ha circa 9 mesi e «il comportamento della madre trascende […] la semplice imitazione, per espandersi in una nuova categoria comportamentale [..] che si accorda perfettamente con la nuova condizione del bambino, il quale ora si presenta come potenziale partner intersoggettivo» (p. 148). Spesso tale sintonizzazione avviene in ambiti diversi da quelli da cui nasce la sollecitazione del bambino, è cioè transmodale, e ogni diade ha delle proprie peculiarità per metter in gioco questa interazione: ad esempio a una sollecitazione motoria del bambino, la madre può fare eco con la propria voce. «La corrispondenza sembra verificarsi fra le espressioni degli stati interni», che sono di conseguenza restituiti al bambino come condivisibili e rilevanti; nella sintonizzazione degli affetti «abbiamo a che fare con il comportamento come espressione, piuttosto che come segno o simbolo, e veicoli del trasferimento – transmodale – sarebbero la metafora e l’analogia» (p. 150). Questi comportamenti di sintonizzazione sono estremamente importanti per diverse ragioni: innanzitutto una reale imitazione non consente ai due membri della coppia di risalire ai rispettivi stati interni (p. 151), tanto che, a detta delle madri, la scelta della sintonizzazione è dovuta alla ricerca di «comunione interpersonale» (p. 156); Stern suggerisce poi che attraverso questa prima sperimentazione della metafora e dell’analogia si apra la strada al linguaggio (p. 168); Inoltre «se vediamo il comportamento sociale come una forma di espressività, la sintonizzazione diventa precorritrice dell’esperienza artistica» (p. 168). La sintonizzazione è dunque un elemento essenziale anche nella terapia, in particolare nella terapia coi bambini, perché ricrea le condizioni necessarie a sostenere lo sviluppo del Sé del paziente. I comportamenti di sintonizzazione tipici di una diade, influiscono sulla formazione del Sé del bambino, sia quando agiti in modo inconsapevole, sia quando selezionati esplicitamente dalla madre per regolare il comportamento del bambino (p. 208 ss). Accade infatti che, poiché le scelte materne sono spesso condizionate anche degli aspetti culturali e sociali, tramite le sintonizzazioni siano trasmessi ai bambini anche degli elementi intergenerazionali. È come se attraverso la sintonizzazione il bambino venisse pian piano intessuto nella rete della realtà che sarà chiamato a vivere e di cui, secondo l’autore, «è uno sperimentatore sensibile sin dall’inizio della sua vita» (p. 255). La sintonizzazione degli affetti è dunque una teoria che si integra con l’eco-bio-psicologia e la sua capacità di leggere la complessità.
Emerge infine, lungo tutto lo sviluppo del testo, anche una chiara e appassionata accettazione dell’inconoscibilità di alcuni aspetti della natura umana: un bambino è osservabile, intuibile ed esplorabile anche sperimentalmente, ma rimane comunque un ampio spazio di indeterminatezza in merito a chi egli “sia”, alle previsioni cliniche del suo sviluppo e a quello che noi, come clinici, possiamo percepire di lui.
Esponente primario dell’Infant Research, Stern ha introdotto l’osservazione videoregistrata del bambino in relazione, ed integrato questo approccio osservativo con la sua formazione di psicanalista; il risultato è stato un modo nuovo di guardare ai bambini, al loro mondo e quindi alla loro cura ed educazione.
Sinossi
«Scopo di questo libro è stata la descrizione dello sviluppo dei sensi del Sé del bambino […] Così come devono svilupparsi i bambini, devono svilupparsi anche le nostre teorie su di loro e sulla loro esperienza». Con aggraziata precisione e vivace capacità di sintesi, Stern apre questo libro accompagnandoci attraverso le 4 fasi dello sviluppo del senso di Sé del bambino – emergente, nucleare, soggettivo e verbale - , che viene da lui concepito come essere vitale, in relazione, dotato di proprie autonomie e competenze sin dai primi giorni di vita. La precisione accademica con cui le ipotesi di sviluppo del senso del Sé del bambino sono qui discusse, riferisce ad entrambi i pre-esistenti paradigmi del bambino “clinico” e del bambino “osservato”, superandoli e proponendo una visione unitaria, da cui emergono concetti nuovi come la percezione amodale, la sintonizzazione, le RIG (rappresentazioni interazioni generalizzate) Mettere al centro il senso del Sé nell’osservazione, comporta quindi la necessità di rivedere ed integrare le precedenti teorie sullo sviluppo dei bambini in un quadro più ampio, sfida che l’autore affronta con indiscutibile maestria nei capitoli “il bambino osservato e la clinica” e “il bambino osservato e le teorie dinamiche dello sviluppo”. Può inoltre condurre ad una nuova ed affascinante metafora per impostare le terapie degli adulti che, come ben descritto nell’ultimo capitolo, possono essere incontrati lungo tutto un percorso di ricostruzione del loro “passato evolutivo”. Un testo innovatore per il lavoro dei clinici e dei ricercatori di diversi orientamenti, nonchè per le ricadute che questo modo nuovo di vedere il bambino può portare a livello educativo.
Testo: “Il mondo interpersonale del bambino” di Daniel N. Stern, Casa editrice Bollati Boringhieri, Torino 1987.
Rossella Cerioli Ingegnere ambientale, TNPEE, Psicologa clinica. Specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Istituto ANEB. Lavora con bambini e ragazzi in ambito educativo e riabilitativo.






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