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Il trauma complesso in età evolutiva

10 maggio 2020 - Milano

Il trauma complesso in età evolutiva

IL TRAUMA COMPLESSO IN ETA EVOLUTIVA   
MAGDA DI RENZO
Corso di Formazione e Aggiornamento -
7 crediti ecm/cpd

Nei primi anni di vita, possono essere presenti vulnerabilità che incidono sulle traiettorie di sviluppo determinando momenti critici e favorendo la possibilità di strutturazione di quadri patologici. Più che su situazioni chiaramente traumatiche l’accento sarà quindi posto su quelle condizioni inquadrabili come “incidenti di percorso” che configurano relazioni problematiche fra il care-giver e il bambino e che condizionano l’atteggiamento di quest’ultimo nei confronti del mondo, determinando echi importanti anche in età adulta. Si tratta di quelle condizioni che la Shapiro ha definito traumi con la t minuscola riconducibili al vissuto quotidiano che condiziona il modo in cui il bambino percepisce ed elabora l’esperienza, che Van der Kolk ha enfatizzato come possibile interferenza nel legame di attaccamento e che Khan ha definito “trauma cumulativo” per indicare gli effetti negativi di una protratta esperienza di disagio. Il bambino, in questo caso, si trova a vivere parti introiettate dai genitori e non riesce a rispondere alle proprie esigenze perché è costretto a rispondere ai loro bisogni e alle loro parti di vita non vissute. Il compagno evocato, che dovrebbe essere un regolatore del Sé, diventa, in questi casi, “l’altro che ostacola la regolazione del Sé” (Stern) e le valutazioni affettive iniziano ad incidere negativamente su quelle cognitive.  La carenza di sintonizzazione può verificarsi anche quando i bisogni fisiologici sono soddisfatti e il bambino può arrendersi al flusso di arousal decretato dalla madre perdendo la capacità di autoregolarsi. Le prime manifestazioni di disagio emotivo che il bambino sperimenta riguardano le condotte primarie (sonno e alimentazione) ma è con l’apparizione del linguaggio o, più tardi, con le difficoltà negli apprendimenti, che diventa palese il rallentamento dello sviluppo individuato anche socialmente.  La comparsa del linguaggio, che è un grande strumento categoriale ma non dimensionale, può costituire, infatti, un’esperienza di discontinuità che interferisce sull’esperienza globale originaria (amodale) soprattutto in quei casi in cui il processo di sintonizzazione non ha potuto manifestarsi al meglio.

L’aumento, nell’attuale scenario diagnostico, di disturbi del linguaggio e degli apprendimenti deve farci riflettere, oltre che sui singoli casi, anche sulle condizioni collettive che stanno impedendo ai bambini la possibilità di vivere un sano rispecchiamento e di tollerare la frustrazione necessaria ai compiti della crescita. La richiesta esasperata di performances rischia infatti di colludere, proprio in questi casi, con quella carenza di sintonizzazione che è alla base del disturbo e di favorire ulteriori strutturazioni in senso patologico impedendo al bambino la realizzazione delle proprie potenzialità.

Relatori:
Magda Direnzo,
psicoterapeuta, psicologo analista (ARPA; IAAP), direttrice dell’Istituto di Ortofonologia (IDO)
Alda Marini, psicoterapeuta, psicologo analista (CIPA, IAAP), esperta in psicosomatica (ANEB)

Data: 10 maggio 2020 - orario: 09.00 - 18.00

Sede: Via Vittadini, 3 - Milano

Quote di partecipazione:
 - Con crediti ECM:
€ 75 + iva | Tesserati Aneb: € 30 + iva

- Senza crediti ECM: € 50 + iva | Tesserati Aneb: ingresso libero- Studenti universitari € 30 iva compresa

Per informazioni: istituto@aneb.it – 02 36519170