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Il “Parsifal” contemporaneo: nuovi orizzonti del disagio giovanile

24 marzo 2024

Il “Parsifal” contemporaneo: nuovi orizzonti del disagio giovanile

Articolo tratto dal seminario "Il mito di Parsifal. Nuovi scenari del disagio adolescenziale" che si è tenuto il 24 gennaio 2024 

di Valentina Delfante**

L’adolescenza è un’epoca in cui corpo e mente si rincorrono in un balletto trasformativo continuo; è il momento in cui i sentimenti si fanno più intensi, il mondo circostante più complesso, e in cui si affaccia l’opportunità di rivisitare il passato. Ma affrontare gli antichi conflitti necessita il raggiungimento di una sintonia con sé stesso e la possibilità di accedere all’immaginario. L’immaginazione è il ponte tra il possibile e il reale, in quanto rappresenta una forma di conoscenza e di esercizio che prepara l’individuo all’esperienza concreta. Tuttavia, oggi gli adolescenti tendono a costruire un’immagine di sé che riflette gli standard sociali e digitali, a discapito di una visione autentica e radicata nella propria esperienza interiore: l’esito è lo sviluppo di un corpo “vuoto” e sganciato dalle emozioni, come un “cavaliere inesistente con un involucro, dentro il quale non si muove quasi più nulla”. Con queste parole, Alda Marini introduce le prime riflessioni sulle nuove manifestazioni del disagio giovanile.
Diego Frigoli interviene fornendo una visione ecobiopsicologica dell’adolescenza e dei suoi conflitti, sottolineando le intricanti connessioni che si generano fra mente e corpo durante questo periodo tumultuoso. A livello cerebrale si verifica un aumento esponenziale di mielina che, a sua volta, incrementa le connessioni neuronali e ne migliora l’efficienza; l’adolescenza è, dunque, una fase caratterizzata da profondi cambiamenti biologici che, in gran parte, rendono il giovane versatile e malleabile, ma anche vulnerabile e fragile. Tale premessa spinge Diego Frigoli ad affermare che le immagini mentali biologiche sono essenziali, in quanto in assenza di esse, l’adolescente va incontro a profondi dubbi e turbolenze conflittuali interiori. Una ragazza che non è stata aiutata dalla madre a rappresentarsi mentalmente il menarca, intesa come fase di transizione dalla dimensione di bambina a quella di donna, può sviluppare i primi segnali di un disagio. Non è un caso, commenta Diego Frigoli, che uno dei sintomi più comuni - e sottovalutati - è proprio la dismenorrea. In quest’ottica, risulta fondamentale che per giungere al nucleo del conflitto, il terapeuta ecobiopsicologico accolga tutti gli elementi che si costellano nel campo della psicoterapia, andando oltre il livello verbale e accedendo al Sé corporeo e all’immaginario.
Magda Di Renzo, in sintonia con quanto espresso da Diego Frigoli, sottolinea l’importanza di “rimanere ancorati ai dati del corporeo”, in quanto è proprio attraverso il corpo che possiamo iniziare a decifrare i messaggi nascosti dei disagi; oggi più che mai, perché ci troviamo di fronte all’espressione di manifestazioni di difficoltà che appaiono del tutto nuove ai terapeuti. Innanzitutto, si è creata una profonda spaccatura fra la generazione predigitale e la nuova generazione digitale: “noi siamo nel pensiero, i giovani nell’operalizzazione”, afferma Magda Di Renzo. Gli adulti non hanno sufficienti conoscenze che permettano loro di accompagnare i ragazzi a comprendere e navigare il mondo digitale in modo sicuro, in un’epoca in cui ogni tipo di informazione è accessibile con un “click”. Ed è proprio con un semplice “click” che i giovani si imbattono involontariamente in contenuti molto forti - come la pedopornografia - che possono scatenare scompensi emotivi e attacchi di panico. 
In secondo luogo, uno sguardo va rivolto alla complessa e in continua evoluzione realtà della fluidità di genere, che permea la società contemporanea e l’esperienza dei giovani. Magda Di Renzo porta alla luce un aspetto sorprendente di questa dinamica: l’abbassamento dell’età in cui i giovani esprimono il desiderio di cambiare genere e di intraprendere terapie ormonali. Con un tono di profonda riflessione, Magda Di Renzo rivela che sempre più giovani fra gli 11 e i 13 anni stanno richiedendo di iniziare un percorso di transizione di genere, e che l’età si sta abbassando a 9 e 10 anni. Questa tendenza riflette un cambiamento significativo nel modo in cui la società concepisce e affronta le questioni legate all’identità di genere. Tuttavia, sempre più terapeuti esprimono i loro timori riguardanti le implicazioni mediche e psicologiche di tali decisioni precoci, in quanto tra i giovani tende a manifestarsi un’affettività confusiva tale per cui vi è il rischio di interpretare l’affetto per un caro amico come un segnale di omosessualità. Nel momento in cui si giunge a un coinvolgimento fisico più intenso, se è presente una dimensione di ambivalenza fra maschile e femminile - come penetrare il corpo femminile di una ragazza che si dichiara maschio - si genera un terreno fertile per conflitti interni e confusione, con risonanze negative in tutto il sistema psichico e corporeo.
Magda Di Renzo solleva una riflessione profonda sulle motivazioni alla base dell’osservazione dei dati scientifici più recenti, i quali evidenziano che sono in misura maggiore le femmine ad anelare un cambiamento di genere. Un’ipotesi che spiegherebbe tali evidenze ha a che vedere con i modelli del femminile presenti nella società contemporanea: sta emergendo una connessione importante tra il desiderio delle ragazze di cambiare genere e la percezione di un femminile sempre più fragile e meno nutritivo. I dati ci dicono, inoltre, che la percentuale di ritirati sociali tra i giovani sono soprattutto maschi, e questa tendenza sembrerebbe connettersi con la percezione di modelli maschili sempre più deboli e impoveriti. Tali riflessioni stanno trovando riscontro nei sogni di adolescenti e bambini, laddove emergono un femminile negativo e un maschile ostile, che si collocano in ambienti privi di calore. Sembra evidente che sono in gioco forze archetipiche potenti che veicolano messaggi importanti, di fronte ai quali non possiamo renderci ciechi se vogliamo comprendere l’origine della sofferenza dei giovani.
Questa affascinante giornata di formazione si conclude con la lettura del mito di Parsifal, offrendo una prospettiva ricca di simbolismo sulle problematiche adolescenziali attuali e mettendo in luce interessanti relazioni con il giovane contemporaneo. La figura della madre possessiva che impedisce a Parsifal di conoscere il mondo esterno, riflette la presenza di dinamiche familiari simili nel contesto attuale. L’assenza di un padre vincente aggiunge un ulteriore strato di complessità, lasciando Parsifal - e l’adolescente odierno - privo di “un adeguato accompagnamento dall’uscita dal simbiotico materno”, necessario alla promozione di un adattamento autentico che avvia al percorso indivituativo. L’incontro con il maschile e il mondo esterno avviene in maniera grossolana: “mancando la mentalizzazione, non c’è un’armonia tra pensiero e azione. Parsifal agisce senza pensare, con conseguenze che gli saranno fatali”, commenta Magda Di Renzo.
La storia di Parsifal ci offre uno specchio potente per riflettere sulle dinamiche interne ed esterne che plasmano il percorso di crescita dei giovani. È attraverso l’accettazione e la comprensione di queste sfide che possiamo auspicare una più profonda conoscenza sui nuovi orizzonti dei disagi giovanili, e di guidare i ragazzi verso una vita più autentica e sana.

**Dr.ssa Valentina Delfante, psicologa, tirocinante presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia 'Istituto ANEB  (aa 2023-2024)