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Viaggio alla ricerca della propria totalità

articolo del 13 Aprile 2015 inserito in Convergenze e divergenze.



Viaggio alla ricerca della propria totalità.
Quanti più lati ha la mente tanto più si avvicina a cogliere la complessità del tutto.


“O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso,
ché da simile viaggio la terra diventa purissimo oro”.
Rȗmi


Un lungo e faticoso cammino di trasformazione investe, da tempi immemorabili, a livello individuale e collettivo, l’intera umanità, come Carl Gustav Jung scrive nel testo "Ricordi, sogni, riflessioni": «la domanda decisiva per l’uomo è questa: è egli rivolto all’infinito oppure no? Questo è il problema essenziale della sua vita. Solo se sappiamo che l’essenziale è l’illimitato, possiamo evitare di porre il nostro interesse in cose futili, e in ogni genere di scopi che non sono realmente importanti. […] Se riusciamo a capire e a sentire che già in questa vita abbiamo un legame con l’infinito, i nostri desideri e i nostri atteggiamenti mutano. […] La più grande limitazione per l’uomo è il "Sé"; ciò è palese nell’esperienza: "Io sono solo questo!". Solo la coscienza dei nostri angusti confini nel "Sé" costituisce il legame con l’infinità dell’inconscio» . Può dunque l’uomo orientarsi verso tale nucleo originario, ad esso avvicinarsi e cogliere la propria totalità? Quali caratteristiche psicologiche sono necessarie per muovere i passi verso la propria trasformazione? A ciascun essere umano è dato di affrontare una nuova visione del mondo, di guardare le persone, i viaggi, le difficoltà e le peculiari vicende come realtà e simbolo al tempo stesso. Solo allora, l’intera esistenza apparirà nella sua dimensione più autentica, «dalla sua riflessione psicologica scoprirà che le cose si uniscono fra loro attraverso un criterio chiamato affinità; da questo criterio l’uomo potrà scoprire l’armonia delle cose e da ultimo la loro bellezza; cogliere la bellezza del mondo è cogliere la bellezza della nuova esistenza» .
In questa prospettiva le eterne domande dell’uomo sul senso della nascita, sul valore della morte, sul significato della vita e del suo progetto, sul perché del dolore o piacere, diventano oggi le domande collettive più formulate. Quando l’attesa di una visione coerente ci sfugge, non tanto come soluzione sicura ai nostri dilemmi, ma almeno come risposta possibile alle nostre vicende personali, il senso di noi stessi e del mondo si disgrega, lasciandoci soggettivamente vuoti e inermi di fronte al grande mistero della vita. Al contrario, una visione del mondo che cerchi di ricucire tutti i livelli – il personale, il sociale, il collettivo e lo spirituale – in un modello il più possibile coerente, costituisce per l’individuo una necessaria ricerca di ordine, che va a riattivare gli archetipi universali e il loro divenire individuale, espresso non solo nelle vicende umane ma anche nella storia biologica e psicologica del corpo e della mente dell’uomo.
L’essere umano, filosoficamente e concretamente parlando, quale riflesso microcosmico della più vasta creatività dell’Universo ripete analogicamente nella propria totalità le leggi del più grande cosmo, il Macrocosmo, e ne costituisce l’aspetto sintetico, l’istante concreto che si ancora alla materia. La parola “cosmo” riassume due significati strettamente affini: l’ordine e l’armonia. Dunque quell’ordine che è presente nell’Universo sarà presente anche nell’uomo, e l’armonia che ne regge le sue leggi immutabili si esprimerà nell’uomo come sintesi di parti armonizzate nel tutto, come “continuum” biologico, psicologico e spirituale che si snoda nelle infinite metamorfosi filogenetiche, in un progetto virtuale che ha come fine la propria coscienza individuata.
È in questo senso che possiamo parlare dell’uomo come “Creatura Integrale”, radicata nella sua fisicità, che diviene tempio vivente del proprio “uni-verso”, inteso nella sua accezione etimologica di progressiva emancipazione cosciente verso l’unità. La parola “integrale”, infatti, rivela nella sua duplice scansione di “in” negativo e di “tag”, radice del latino tangere = toccare, il senso di ciò che è incorrotto, essenziale ed intangibile. Allo stesso tempo, “tag” in greco, assume la connotazione di “ordinare”, cioè di “disporre sistematicamente”, secondo quella costante armonica che definiamo come legge universale.
Un simile orientamento, che presuppone una modalità olistica di conoscenza, non può avvalersi di semplici parametri logico-razionali. La ragione, infatti, può trasmetterci solo una serie di esperienze cognitive puntiformi, di segmenti definiti secondo una matrice di causa-effetto, che ne costituisce la consequenzialità logica. A tale procedimento analitico, volto a frantumare la realtà, oggettivandola per conoscere le parti sempre più infinitesime, si contrappone l’uso del simbolo e dell’analogia, attraverso il cui linguaggio è possibile percepire la trama della totalità restituendo all’uomo il senso “sacrale” della propria esistenza.
Lo scopo dichiarato, pertanto, è quello di trattare in profondità argomenti apparentemente slegati per evidenziare la portata sintetica dei loro possibili rimandi. Lo scopo recondito è quello di costruire una trama di analogie, le cui radici affondano nel corpo stesso dell’esistenza degli Archetipi, laddove diventa impossibile mantenere significati e distinzioni concettuali fra il sentire e il pensare. Allora l’approccio alla realtà si trasforma in un’incessante domanda, libera dal noto e aperta all’ignoto, perché indirizzata in una dimensione dell’“Oltre” dove le analogie espandendosi all’infinito determinano l’emergere del centro della coscienza chiamato secondo l’estetica della vita Uno o “Sé”. Si tratta di una ricerca destinata a generare l’oro purissimo dall’inerte e opaca materia, è un itinerario di conoscenza che condensa la coscienza secondo modi evolutivi destinati al superamento delle proiezioni egoiche, dei bisogni entro cui l’essere umano imprigiona la propria esistenza, in un’amplificazione continua dell’intelletto che spezza i legami imposti dai limiti della razionalità.
Un orientamento volto a conoscere l’essenza della realtà, non potrà consistere in un semplice accostamento di dati parziali, ma dovrà tradursi in un atto cognitivo “sintetico” che, “legando insieme” l’infinito fluire delle cose in fieri, permette il disvelamento della “verità”, cui si può attingere solo al prezzo di una destrutturazione degli schemi concettuali edificati dall’Io: una mente schematica che risponda ai soli criteri della logica scientifica ispirata dal principio di causa-effetto sarà analoga ad un poligono a pochi lati. Man mano che la mente si apre alla percezione del tutto realizza una visione olistica, attraversa una “fase poetica” che va oltre la scientificità dimostrativa per aprirsi a una dimensione più totalizzante ben espressa dalla rappresentazione geometrica della circonferenza.
Da queste osservazioni possiamo ricavare come l’analogia rappresenti una sorta di logica “aperta”, a portata così universale, da far pensare che il principio di causalità altro non sia che un aspetto particolare di essa. Infatti, se il pensiero logico–causalistico, teso al giudizio, procede in modo lineare nella deduzione dei suoi nessi secondo il principio di causalità, il “pensiero analogico” è per converso circolare, perché amplifica continuamente l’ordine delle conclusioni secondo una logica di legame che unisce eventi non previsti nella loro successione, finendo così per modificare costantemente la successione logica delle deduzioni, secondo un processo di ordine creativo.
Si potrebbe con una metafora rappresentare l’analogia come un cerchio, mentre il ragionamento logico–causalistico come una serie di linee interne al cerchio; e laddove questo si ponesse in una prospettiva sistemico–complessa, potrebbe essere paragonato a dei poligoni inscritti nel cerchio stesso, che hanno tanti più lati man mano che si avvicinano alla circonferenza esterna. I fenomeni complessi in questo esempio coinciderebbero con la tendenza dei poligoni inscritti alla circolarità, la quale potrebbe essere espressione di una unità complessiva di ordine non più razionale, ma solo inconscio. Si potrebbe a questo punto obiettare che se la circolarità dell’analogia è propria del funzionamento inconscio, essa non può mai essere raggiunta a meno di non essere del tutto inconsci, e dunque sul piano della coscienza a meno di attuare una regressione pericolosa. Ma se ci rifacciamo all’esempio metaforico precedente, secondo il quale i poligoni inscritti rappresentavano le modalità razionali del pensiero, allora la circolarità può essere vista come il risultato finale della tendenza del pensiero razionale a riflettere sulla sua applicazione alla realtà sino a costruire modelli interpretativi vicini alle tematiche inconsce, così come all’interno di ogni logica inconscia, vi stanno regole comprensibili per la coscienza. Non è un caso forse che molti fisici, studiando la materia atomica, siano giunti a conclusioni paradossali sul piano scientifico, certo più affini a una comprensione intuitiva dei fenomeni indagati, che non razionale.
Sulla base di quanto detto, l’approccio ai fenomeni complessi comporta per la mente una continua oscillazione del pensiero fra la dimensione analogica e quella logico–causalistica, con il risultato di una descrizione non più frammentante la realtà. Ciò accade perché l’analogia, che come figura logica appartiene più alla sfera dei fenomeni inconsci, si caratterizza per possedere una peculiarità plastica, capace di permettere al pensiero di stabilire dei legami imprevisti fra eventi tra loro non in immediata relazione con il risultato di creare un modello “aperto” alla novità delle informazioni. Questo modello però, affinché sia valido sul piano euristico, ed evocativo sul piano della creatività, deve essere strutturato secondo le regole del pensiero logico–causalistico, che rappresentano, per così dire, la cornice indispensabile a permettere alla funzionalità euristica di inserirsi nei binari di un ampliamento dello stato di coscienza e non di una sua frammentazione. Solo in questa prospettiva è possibile parlare di una nuova conoscenza dei fenomeni complessi, che finiscono così per sottrarsi alla loro incomprensibilità grazie al paradigma metaforico di una coscienza esplorante non più estranea alla logica dei fenomeni stessi.

Per approfondimenti, si suggerisce la lettura di:
•    D. Frigoli (a cura di), Intelligenza analogica. Oltre il mito della ragione, Magi Edizioni, Roma 2015
•    D. Frigoli, La fisica dell’anima, Paolo Emilio Persiani, Bologna 2013

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