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Un giorno questo dolore ti sarà utile

articolo del 05 Febbraio 2019 inserito in Emozioni nel corpo.


Un giorno questo dolore ti sarà utile
a cura di M. Ortuso*


 

James Sveck, protagonista del romanzo di formazione scritto da Peter Cameron, trasportato su celluloide da Roberto Faenza, è un ragazzo complesso, curioso, profondo e già misantropo nonostante la sua giovane età. E' figlio di genitori separati: la madre è una gallerista con tre matrimoni falliti alle spalle; il padre è un avvocato di successo ma perenne Peter Pan, con una dipendenza da chirurgia estestica. Altre figure famigliari importanti che ruotano attorno a James sono la sorella, di poco più grande di lui, invaghita di un suo professore e aspiratante scrittrice, e la nonna Nanette, unica persona con cui il giovane ha un legame intimo ed intesamente emotivo. James si trova di fronte ad un bivio: frequentare l'università e orientare i suoi talenti ad una professione oppure fuggire lontano da tutto e tutti? Intellettualmente dotato, viene scelto per partecipare ad un esperienza di orientameto universitario di tipo residenziale. In mezzo a questa forzata convivenza con altri ragazzi, dentro il protagonista inizia a crescere un senso di disagio, di soffocamento e in preda a quello che potremmo definire un attacco di panico, lascia il campus. Vista la scomparsa viene messa in allarme la polizia e così i genitori di James, una volta ritrovato il figlio, lo spingano ad entrare in psicoterapia.
 James non sa se vuole iscriversi all'università, non sa cosa vuole fare "da grande" e prova un profondo disgusto all'idea di passare anni a frequentare quei coetanei così ciarlieri e pieni di sè, che lui etichetta però come vuoti ed inizia in alternativa a cercare una piccola casetta sperduta nelle bucoliche distese rurali del MidWest, dove trasferirsi per il resto della sua vita, a leggere buoni libri. Per James la solitudine e l'isolamento psichico diventano il rifugio sicuro in cui nascondersi, proprio ora che dovrebbe invece andare a cercare la sua strada nel mondo. Egli combatte il proprio senso di inadeguatezza chiudendosi nella sua testa come nella sua stanza, diventa suo malgrado un outsider, difendendosi con cinico sarcasmo o con una razionalità malinconicamente snob. Tenendo tutto e tutti a distanza, si garantisce un evitamento di quel dolore o del conflitto che comunque una relazione autentica con l'Altro ha implicito. Alle soglie della maturità, ognuno di noi è chiamato alla ricerca di un proprio senso di identità, il quale diventa infinitamente tortuoso se nel tempo precedente il nostro Io non ha ricevuto un sufficiente rispecchiamento da parte degli adulti di riferimento, come nel caso di James. Il ragazzo appare strattonato da una parte dall'energia archetipica del Puer e dall'altra del Senex: apparentemente così cresciuto da criticare quella vacuità di valori inseguiti dai più e la tendenza imperante all'omologazione, ma cortocircuitato in una tendenza regressiva all'introversione in cui non assumersi alcuna responsabilità concreta.
Il sintomo con cui il ragazzo inizia il suo percorso di trasformazione è uno dei più lamentati nella nostra moderna società: l'attacco di panico. Secondo le statistiche in Italia lo hanno sperimentato milioni dipersone almeno una volta nella vita e nella metà dei casi è diventato ricorrente, tanto da poter essere categorizzato diagnosticamente come  disturbo da attacchi di panico. I sintomi principali sono una profonda e inquientante sensazione di "stare per morire o impazzire", unita a diverse manifestazioni somatiche quali difficoltà respiratorie, nausea, palpitazioni, formicoli, sudorazione vertigini e senso di stordimento fino a stati dissociativi.
Sappiamo che l'ansia è una risposta fisiologica di attivazione del nostro sistema nervoso autonomo, che si prepara a muovere il corpo verso risposte di attacco o fuga rispetto ad uno stimolo percepito come pericolo. Il pericolo può essere esterno o appartenere al nostro mondo interno, come nel caso rappresentato da James. Il giovane, in mezzo ad un gruppo di coetanei che sente così diversi, distanti, sente mancargli l'aria, sull'orlo della Vita Adulta si sente in pericolo di Morte. Si sente fragile e si esilia in un castello di intellettualizzazioni, assediato dalle emozioni che hanno assunto tonalità inconsce di tipo panico e lo scuotono dal profondo, perchè ponga fine all'identificazione con la Maschera di adultizzazione precoce costruita dall'infanzia, a seguito di quello che Alice Miller chiama "dramma del bambino dotato". Durante tutta la nostra vita, siamo messi di fronte a trasformazioni della nostra identità che sono metaforiche morti del nostro Io, verso nuove forme di noi in-formate dal nostro Sè. I sintomi raccontano in una chiave simbolica le nostre storie. Nell'attacco di panico il soggetto potrebbe rivelare un bisogno di accudimento, di rassicurazione rispetto ad uno tsunami emotivo e nello stesso tempo dichiara un vissuto arcaico di indisponibilità di una figura di accudimento: bisogni e rabbie inespresse e inesprimibili; inoltre, potrebbe raccontare di un modello operativo sepolto nella memoria implicita della persona di tipo insicuro. La fine dell'adolescenza ripropone una nuova fase di separazione e individuazione, nella quale possono riemergere antiche paure di perdita dell'oggetto d'amore e bisogni di dipendenza irrisolti. In una prospettiva ecobiopsicologica quale potrebbe essere il legame tra l'ansia e l'apparato respiratorio, così spesso coinvolto nella sintomatologia dell'attacco di panico?
 La funzione dell'apparato respiratorio è quella di apportare l'ossigeno, elemento necessario al metabolismo delle nostre cellule e per la nostra sopravvivenza in sento lato. Potremmo dire che come la mancanza di ossigeno sul piano fisico genera una morte del corpo, così la mancanza dell'ossigeno psichico, ovvero delle emozioni, dell'affetto, del legame, genera un senso di morte psichica. Perchè avvenga quello che noi chiamiamo respiro, i nostri polmoni devono essere in grado di gonfiarsi e sgonfiarsi, di cedere anidride carbonica e di ricevere ossigeno. Il respiro con il suo ritmo richiama analogamente il ritmo della relazione, il quale si basa sulla dinamica del dare e ricevere, dell'incontro e della separazione. Come si chiede James, quando la spazzatura è spazzatura? Quando è da buttare? Ovvero come facciamo a legittimarci una separazione, quando magari non abbiamo vissuto primarie relazioni in cui abbiamo costruito una costanza dell'oggetto d'amore? Cosa accade nel mondo emotivo mettendola in atto? Nel film, Faenza mette in scena una curiosa rivisitazione delle sedute di terapia del protagonista: la terapeuta porta James a fare sedute di joggins a Central Park, proponendo a lui così arroccato nella testa un esercizio aerobico che coinvolge il corpo letteralmente. James deve imparare ad uscire dal suo mondo di astratti pensieri, che finiscono con il confonderlo e bloccarlo, deve riprendere a muoversi. Per muoverci abbiamo bisogno di polmoni che respirano, un cuore che pulsa e muscoli che eseguono. Analogamente per diventare chi autenticamente siamo, abbiamo bisogno di emozioni, di saperci emozionare, di un centro che pulsa e orienta la nostra energia psichica, in una continua danza tra momenti di introversione consapevole e di contatto con l'Altro. In chiave simbolica la psicoterapia ad orientamento ecobiopsicologico è un esercizio aerobico. Nelle sedute viene costruito quel campo emotivo, ricco di ossigeno psichico, in cui il paziente può "regolarizzare il suo respiro", ritrovare il suo ritmo. Il terapeuta ecobiopsicologico si sintonizza sui modelli operativi della memoria implicita del paziente, va alla scoperta dell'ordito di questi, continua ad operare costanti e coerenti cuciture tra il passato e il presente relazionale, dando accoglimento agli arcaici bisogni di nutrimento, di rispecchiamento, di dipendenza, ai fantasmi di perdita, sostenendo l'Io del paziente fino alla riattivazione della funzione di movimento al ritmo in-formativo pulsante del cuore del suo Sè. Come ricorda la nonna Nanette a James, "a volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. "

Bibliografia:
Cameron P., Un giorno questo dolore ti sarà utile, Adelphi, Milano, 2010
Miller A., Il dramma del bambino dotato, Bollati Boringhieri, Torino, 2008
Frigoli D., Il linguaggio dell'anima, Ed. Magi, Roma 2016
Frigoli D., L'alchimia dell'anima, Ed.magi, Roma, 2017
Frigoli D., La fisica dell'anima, Editore Emilio Persiani, Bologna 2016

*a cura della Dott.ssa Mara Ortuso, psicologa, psicoterapeuta