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L'ecobiopsicologia porta corpi e storie nel campo psicoterapico

articolo del 05 Marzo 2019 inserito in Emozioni nel corpo.

 L'ecobiopsicologia porta corpi e storie nel campo psicoterapico

 

Breno (Aneb): Li osserva con uno sguardo simbolico capace di dargli nuovi significati
Roma, 19 feb. - Come si possono attivare le potenzialita' individuative che ogni paziente esprime nel suo Se' all'interno di una relazione terapeutica? L'Ecobiopsicologia, seguendo le recenti scoperte della biologia evoluzionistica e delle neuroscienze, risponde a questa domanda introducendo nel campo psicoterapico l'osservazione del corpo del paziente e della sua storia.

"Il corpo in psicoterapia non e' osservato solo nel volto, nei gesti, nel ritmo, nel tono della voce o nella motricita', ma nella sua dimensione inconscia fondata sulla relazione con la natura stessa. Il corpo e' fatto di organi e di tutta una dimensione che deriva dalla filogenesi", spiega a Dire Mara Breno, psicoterapeuta ad indirizzo psicosomatico e responsabile di docenza nella Scuola di Psicoterapia Istituto Aneb. Breno parlera' proprio de 'Il campo ecobiopsicologico in psicoterapia' sabato 18 maggio a Milano, in occasione del primo Congresso Nazionale di Ecobiopsicologia dal titolo 'Il Corpo come Mandala dell'Universo. Il corpo in psicoterapia'.

"La biologia evoluzionistica descrive il fenomeno della vita come un sistema di reti all'interno di reti- continua la psicoterapeuta- l'interazione tra i vari nodi di queste reti (la cellula, l'organo, l'apparato, la psiche e le relazioni sociali) e' permessa da due capacita' proprie a tutti gli esseri viventi: l'autopoiesi (autoriparazione) e la cognizione (adattamento). Le neuroscienze, inoltre, ci dicono che i neuroni specchio sono fondamentali per trasmettere l'organizzazione degli affetti e dei comportamenti dal caregiver al bambino. Tutto questo entra nel campo ecobiopsicologico, che include le relazioni sistematiche tra la materia e la psiche. Cerca di collegare in un quadro unitario le forze istintuali, che nell'evoluzione si sono concretizzate in organi e apparati, con le immagini corrispondenti. Se ogni organo possiede una 'cognizione' posso ritrovarla come immagine anche nella psiche e- aggiunge Breno- utilizzando l'analogia (quale struttura operativa del simbolo), posso osservare il paziente con uno sguardo simbolico il piu' possibile aperto e capace di cogliere tutti gli aspetti della sua vita (disturbi somatici, traumi, abbandoni, esperienze affettive, gli eventi sincronici che accadono nel campo psicoterapico) dando loro un nuovo significato". Attraverso le reti analogiche, infatti, "il terapeuta puo' allargare l'angolo della sua osservazione e non fermarsi al controtransfert (l'effetto delle emozioni inconsce del paziente che si intersecano con quelle del terapeuta), ma dipanare cio' che vede in mille aspetti che entreranno poi nel campo e nella relazione con il paziente".

LO SVILUPPO DELL'ECOBIOPSICOLOGIA IN RELAZIONE ALLA PSICOTERAPIA PSICODINAMICA - In psicoanalisi il campo relazionale e' considerato come un sistema deputato alla trasformazione delle esperienze sensoriali ed emotive in esperienze e significati coscienti. "Gli psicoanalisti Willy e Madeleine Baranger considerano che l'analista e il paziente appartengono allo stesso sistema dinamico ed e' possibile distinguere le personalita' dei due soggetti presenti nella relazione in base al campo che producono. Al centro dell'attenzione in psicoanalisi- prosegue Breno- non abbiamo piu' le istanze intrapsichiche di chi chiede la terapia, ma i processi". È evidente il contributo della Fisica: "Nell'Universo e' presente un'energia in-formante che da' vita a tutto cio' che esiste: dalla galassia piu' lontana al corpo e alla mente dell'uomo, tutto e' intrecciato. È un campo creatore di forma che rimanda al concetto di archetipo junghiano, quale forma a-priori che organizza tutta l'esperienza psichica". In questa scia si colloca il pensiero dello psicoanalista Michael Conforti che, studiando il campo archetipico, "ricorda che il setting non e' dato solo dalle condizioni iniziali della vita del paziente, ma anche dal futuro, ed e' determinato dallo sviluppo della relazione terapeutica. Se il terapeuta riesce ad allargare il suo sguardo per vedere quali sono le potenzialita' archetipiche espresse in questo campo - che agisce sullo spazio-tempo con proprieta' dinamiche irrazionali - potra' correggere e approfondire le dinamiche soggettive portate dal paziente. Il contributo dell'Ecobiopsicologia nel campo psicoterapico e' l'aver incluso le relazioni sistematiche tra la materia (il corpo) e la psiche".

IL CASO CLINICO - "Ho seguito una paziente che soffriva di dermatite atopica. La sua vita sembrava abbastanza adattata- racconta Breno- lavorava e aveva una relazione affettiva, eppure la sua pelle poteva rimandarmi agli aspetti traumatici della sua esistenza e ad una sua relazione di attaccamento particolarmente ambivalente con il caregiver. Mi riportava a tutte quelle carezze primarie che la madre non era riuscita a trasmetterle attraverso il contatto".

Le funzioni della pelle-organo sono sostanzialmente queste: "È il nostro contenitore, ha una funzione protettiva dell'organismo rispetto agli stimoli esterni, filtrandoli e proiettandoli quando sono eccessivamente disturbanti. In piu' comunica- ricorda la psicoterapeuta ad indirizzo psicosomatico- perche' sa rilevare i conflitti interni legati all'angoscia. Nel caso della giovane donna stava gridando al corpo di esibire tutto il suo trauma e il suo bisogno di essere vista".

All'inizio della terapia "ho dovuto creare un primo contenitore che permettesse alla ragazza di sentire la sua pelle come sana. Doveva essere composto da emozioni calde ma misurate- precisa Breno- perche' la sua pelle non sopportava nessun contatto. Anche io dovevo pormi alla giusta distanza da lei, ne' troppo lontana per non farla sentire sola, ne' troppo vicina per non farmi sentire pericolosa. Successivamente, abbiamo iniziato a co-costruire nuove parole che potessero definire le sue emozioni, parole che lei poteva introiettare e trasformare. La giovane donna ha dovuto permettere a se stessa di esibire il dolore e il piacere di essere vista e rispecchiata nel suo se' grandioso.

Abbiamo correlato i suoi disagi alla relazione terapeutica e alle sue esperienze affettive del passato e del presente, fino ad arrivare alla domanda cruciale sul perche' la paziente si era ammalata proprio in quell'organo. Per guarire- conclude- e' stata fondamentale una calda, ma misurata, empatia che le permettesse di sentire il dolore celato dietro la rabbia. Nell'antico Egitto - narra il mito - la pelle di vittime sacrificali diveniva la culla in cui il Dio rinasceva. Dentro la pelle la figura umana veniva messa assumendo la posizione fetale, come a evidenziare la necessita di una rinascita trasformativa e individuativa. Non e' un caso che il feto sia avvolto da membrane che rappresentano la protezione interna uterina che viene persa quando il bambino nasce. Era anche questo quello che stava 'chiedendo' implicitamente (attraverso la pelle) la paziente- conclude breno- come potenziale aspetto individuativo del suo Se'".

Tratto da: http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2019/febbraio/19/?news=01