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Ipertensione: quando il sangue ribolle

articolo del 10 Gennaio 2019 inserito in Emozioni nel corpo.


Ipertensione: quando il sangue ribolle
a cura di M. Ortuso*

L'ipertensione arteriosa è un aumento anomalo e costante della pressione con cui il cuore pompa il sangue nell'aorta e di conseguenza poi in tutto l'organismo, sia nei valori della diastolica, ovvero la cosiddetta "minima", che in quelli della sistolica, ovvero la "massima". La nostra pressione dipende dalla gittata di sangue e dalle resistenze che lo stesso incontra nel suo viaggio verso la periferia e più si innalza più viene a costituirsi come fattore di rischio per malattie cardiovascolari potenzialmente mortifere, quali l'infarto miocardico, ictus cerebrali etc, in quanto porta a lungo termine a un ingrossamento e affaticamento del cuore e genera usura ai vasi sanguigni e di conseguenza ad altri organi irrorati da questi. I valori di riferimento per lo stato di normalità si attestano attorno agli 80mmHg per la minima e ai 130mmHG per la massima; parliamo di ipertensione quando i valori per la diastolica superano i 90mmHg e i valori per la sistolica sono oltre i 140mmHg. Esistono due forme di ipertensione: una secondaria ad altri stati morbosi a carico di reni, tiroide o a condizioni di arteriosclerosi, che all'incirca interessa il 5% dei casi; l'altra, detta essenziale, la cui origine appare non spiegabile secondo il principio di causalità lineare della medicina tradizionale e costituisce circa dil 95% dei casi. Questa condizione anomala rimane nascosta, non ha sintomi evidenti tanto che alcuni soggetti non sanno di soffrirne, ma in taluni momenti la persona può lamentare vertigini, acufeni, disturbi alla vista e un senso di stordimento.
    Alexander, già negli anni 40, aveva annoverato l'ipertensione tra le malattie psicosomatiche da lui studiate: secondo l'autore gli ipertesi mostravano una tendenza a reprimere gli impulsi ostili e aggressivi nelle relazioni interpersonali mista a un'estensione nel tempo di uno stato di arousal fisiologico, il cui cronicizzarsi portava alla nascita della patologia. Il merito di Alexander è quello di aver messo in evidenza come i processi somatici possano essere influenzati dai processi psichici. Secondo la psicoanalisi classica, spesso il mondo interno di una persona poteva essere sconvolto da un conflitto interno, il quale irrisolvibile per l'Io del paziente, operava azioni di spostamento del contenuto emotivo su distretti corporei, divenendo causa di stati morbosi definiti idiopatici, proprio come nel caso dell'ipertensione. Secondo il medico ungherese, gli stimoli psicologici appartenenti alla sfera relazionale attiverebbero processi del sistema attacco/fuga, regolati dal sistema nervoso simpatico, il quale solleciterebbe di conseguenza azioni fisiologiche utili negli stati di emergenza, tra cui un aumentato battito cardiaco e della frequenza respiratoria, un aumento della pressione,un aumento dell'irrorazione sanguigna nei muscoli, nei polmoni e cervello e una diminuizione della stessa nelle viscere. Questa preparazione fisiologica non giungerebbe mai allo scarico, in quanto l'Io del soggetto non può accedere alle modalità psicologiche di espressione dell'aggressività e si manterebbe tale, divenendo così uno stato patologico psico-somatico.
Sullo stesso filone di Alexander, anche gli studi di H. F. Dunbar e degli ambienti accademici americani con Rosenman e Friedman (anni 50) e successori (Sommers, Flanagan et al., 1989; Friedikson et al., 1990): esisterebbero dei tratti permanenti nella personalità del soggetto, i quali possono essere all'origine di condizioni morbosi quali l'ipertensione. Potremmo parlare di personalità coronopatica o personalità di TIPO A:  questi soggetti sarebbero caratterizzati da un forte spirito di iniziativa, un atteggiamento di elevata competitività sociale, elevata ambizione, impazienza, ipervigilanza e difficoltà al rilassamento, bisogno di controllo sulle situazioni e sui propri stati emotivi, una tendenza all'ostilità più o meno manifesta nelle relazioni. In senso lato potremmo dire che i soggetti che hanno sviluppato ipertensione, presentano anche tratti alessitimici, in quanto faticano nelle modalità espressive dell'affettività negativa (rabbia, ansia e depressione) e sono o per eccesso immersi in esso o virano verso un'inibizione eccessiva. L'ipertensione potrebbe essere letta come un difetto di regolazione emotiva, in cui l'alessitimico non riesce a costruire rappresentazioni coscienti della dimensione emotiva, dal momento che si interrompono le comunicazioni tra il sistema limbico e le aree frontali, a causa probabilmente di condizioni di crescita in cui la mente del caregiver non è stata sufficientemente sintonizzata e in grado di fornire la base della funzione di mentalizzazione degli stati affettivi.
    Secondo la prospettiva ecobiopsicologica l'ipertensione essenziale è portatrice intrinseca di una quota IN-FORMATIVA del soggetto stesso. Nell'ecobiopsicologia non solo si riprendono le teorie psicodimaniche classiche alla luce delle moderne ricerche neuroscientifiche, ma si cerca di costruire un campo di ascolto ed espressione delle modalità analogiche, informative di quell'unicità della persona. Nel caso dell'ipertensione, andremo alla ricerca dei modelli operativi interiorizzati a partire dalle relazioni primarie, ma ci sofferemo anche sul rapporto che esiste tra sangue-vaso sanguigno nel piano dell'infrarosso e sul suo corrispettivo analogico nel campo dell'ultravioletto. L'analogia a differenza della metafora non è qualcosa che racconta una caratteristica in un modo allusivo e traslato, ma una precisa descrizione di un rapporto: il sangue è il contenuto delle vene e delle arterie, le quali a loro volta sono il contenitore. Se ci spostiamo nel piano della psiche, quando parliamo di contenuto e contenitore parliamo di esperienze emotive e di un apparato psichico in grado di metabolizzarle. Nella patologia fisica abbiamo un contenuto, il sangue che aumenta di pressione; quali saranno i contenuti psichici rappresentati dalla dimensione del sangue che aumentano di pressione sull'apparato dell'Io del paziente? Che funzionamento ha l'Io del paziente? Si è chiuso in un atteggiamento di rigidità rispetto alle forze libidiche incarnate dal sangue? Quale rapporto dialettico tra forze archetipiche incarna questa patologia? L'ipertensione in un'ottica ecobiopsicologica è da intendere come una FORMA FORMATA, e IN-FORMATA di un rapporto analogico tra gli elementi inconsci e la coscienza di un soggetto, di quella specifica danza e ritmo tra le forze archetipiche che lo caratterizzano. Il sangue è nel soma ciò che la libido, junghianamente intesa, è nel piano della psiche. Il corpo normalmente si mantiene in uno stato di omeostasi, così come anche la nostra mente ed entrambi per farlo fanno ricorso a sistemi di regolazione.  Un terapeuta ecobiopsicologico osserva lo stato di disequilibrio della patologia fisica e inizia a porsi in ascolto e formula ipotesi da indagare su un altrettanto stato di disequilibrio nel campo della psiche. Nell'ipertensione il rapporto vaso sanguigno e sangue viene stravolto, cosa accade nell'Io del soggetto, contenitore psichico degli stati affettivi e di quegli elementi inconsci che nascono dal nucleo archetipico del Sè? L'iperteso mostra simbolicamente una libido che aumenta di pressione, che da portatrice di nutrimento e vita, può mettere in pericolo la struttura stessa. La dimensione libidico-affettiva dovrebbe essere costituita da un equilibrio tra i principi archetipici di eros e di thanathos, tra forze aggregative e creative e forze disgregative, le quali, opponendosi alle prime, ne permettono  l'orientamento. Una dimensione emotiva non direzionata in un'ottica ecobiopsicologica racconta le difficoltà di un Io, apparato psichico contenitore dei contenuti "sanguigni", inconsci, dell'archetipo del Sè e il soggetto perde di conseguenza armonia nella dimensione "cerchio" incarnata dall'apparato circolatorio, perde omeostasi nel piano corporeo e  mentale. Quella forza in-formativa del Sè diventa eccesso libidico non orientato, in un certo senso implode e fa implodere, come la pressione sanguigna nel sistema circolatorio. L'ipertensione potrebbe raccontare allora di un'affettività non direzionata,  che diventa invasiva e si cronicizza in un arousal fisiologico non funzionale. Le ricerche scientifiche condotte mostrano la frequenza della patologia in soggetti apparentemente sempre attivi fino all'impazienza, inseriti in un fare concreto continuo ed estrovertito, i quali, come in un contrappasso dantesco, sono richiamati dalla patologia a contattare i propri aspetti profondi e introvertiti, rappresentati dal tema del sangue. L'io dell'iperteso è sempre attivo in una dimensione del fare concreto ma non ricettivo degli aspetti sottili, non in grado di accedere a un sistema di regolazione tra gli opposti. Gli ipertesi sono dipinti dalle ricerche come persone caratterizzate da un tratto ostile. L'ostilità in termini psichici rimanda al tema di una rabbia, la quale si chiude in un loop sterile, in un cerchio che si de-forma. Nel piano della psiche un cerchio deformato possiamo immaginarcelo come il complesso dell'Io che non segue la spinta trasformativa del Sè. Secondo l'ecobiopsicologia gli ipertesi sono "Io" non orientato dalla progettualità del Sè.
Il terapeuta ecobiopsicologico è chiamato a ricostruire nella stanza di analisi il romanzo di vita del paziente, affinchè il Sè psicosomatico dello stesso possa in un certo senso esercitare un diritto d'autore con voce nuova. Si pone in ascolto della coerenza in-formativa degli elementi incontrati nell'anamnesi e nella relazione terapeutica, non solo ricercherà conflitti emotivi traslati, ma soprattutto le modalità di interazione sottili delle dimensioni archetipiche, costruendo un campo di esplicitazione dei rapporti tra le stesse e nello stesso tempo di evoluzione. La terapia ecobiopsicologica ricontatterà gli affetti e i processi di rappresentazione degli stessi, cercherà di ricongiungere la dimensione libidica con quella del logos, della parola, della rappresentazione simbolica e di orientamento in senso lato, di interagire con la dimensione sangue-vaso contenitore, di  muoversi sull'asse Io-Sè. Il terapeuta ecobiopsicologico lavorerà si con la dimensione dell'Io del paziente, ma in una prospettiva di trasformazione, perchè lo stesso diventi il vivo contenitore in-formato dall'energia archetipica del Sè.

Bibliografia:
Alexander F., “Psychoanalytic study of a case of hypertension”, Psychosom Med., 1939 1: 139-52
Dunbar H. F., Psychosomatic Diagnosis, Paul Hocher, New York 1943
Fredikson M., Matthews K.A., “Cardiovascular response to behavioural stress and hypertension: a meta-analytic review”, Ann Behav Med, 1990, 12: 30-39
Frigoli D., Il linguaggio dell'anima, Ed. Magi, Roma 2016
Frigoli D., L'alchimia dell'anima, Ed.magi, Roma, 2017
Frigoli D. , La fisica dell'anima, Editore Emilio Persiani, Bologna 2016
Frigoli D., Molteni K., Remotti A., Appunti dalle lezioni di psicosomatica dell'Istituto A.N.E.B. Anno 2018-2019

*Dott.ssa Mara Ortuso, psicologa, psicoterapeuta