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Il pianto della pelle: paura e desiderio nell'iperidrosi

articolo del 30 Dicembre 2018 inserito in Emozioni nel corpo.

Il pianto della pelle: paura e desiderio nell'iperidrosi
a cura di S. Solbiati


Il caso clinico al congresso Aneb di Ecobiopsicologia, 18-19 maggio Milano

"All'inizio il corpo era per lui un altro da se', una minaccia, il suo antagonista. Oggi ha smesso di piangere la paura e il desiderio inespressi". Sono poche le parole con cui Sara Solbiati, psicoterapeuta ecobiopsicologica e arteterapeuta, introduce alla Dire il caso clinico di un uomo che soffre di iperidrosi: una sudorazione eccessiva che ha reso la sua vita disfunzionale, ostacolandolo nei rapporti relazionali, affettivi e lavorativi.

Su di lui Solbiati presentera' un poster al primo Congresso Nazionale di Ecobiopsicologia dell'Aneb, in programma a Milano il 18 e 19 maggio, dal titolo 'Il corpo come mandala dell'universo'. Il 17 maggio, sempre a Milano, l'Aneb proporra' anche tre laboratori a mediazione corporea. Qui e' possibile reperire tutte le informazioni.
"È l'ultimo figlio di una famiglia di media borghesia- continua a raccontare Solbiati- il figlio meno visibile a causa di importanti disagi familiari sopraggiunti negli anni precedenti la sua nascita. Nel paziente, la paura e la totale inibizione espressiva sono sedimentate a livello inconscio, come se il bambino fosse rimasto soffocato dalla corazza invisibile del figlio competente. La sua autostima e' stata cosi' lesa, divenendo dipendente dalle conferme esterne, per altro da lui facilmente conquistate grazie alle sue ottime risorse cognitive. Fin dalle sue origini, l'ha accompagnato un vissuto cronico di 'dover dimostrare' la propria capacita' di (r)esistere ed affermarsi, con conseguente inconscia e profondissima paura di fallire, di smascherare la propria vulnerabilita'. Tale angoscia di fondo e' prorotta cinque anni fa, in occasione di una crisi lavorativa (una non qualifica cui tanto aspirava). Questo arresto di crescita professionale non gli ha permesso di ricevere la conferma cui puntava in modo narcisistico- aggiunge la psicoterapeuta- come se li' andassero a convergere tutte le proprie motivazioni personali, a causa dell'esigenza sottostante di conferma affettiva. Aveva bisogno di riscatto di visibilita' per l'antica invisibilita' temuta". Cosi', in concomitanza del fallimento lavorativo, "il suo corpo ha cominciato a piangere tutto cio' che affettivamente non si era mai permesso di sentire: la paura del fallimento e il desiderio di vivere autenticamente, come mai si era concesso di esprimere".
All'inizio del percorso analitico "le sue difese apparivano estremamente irrigidite. Ho impiegato piu' di un anno per accedere veramente, con una sintonizzazione anche affettiva, alle tematiche relative alla sua prima infanzia. Aveva il bisogno di mantenere idealizzato un mondo da cui proveniva la ferita primaria- spiega la terapeuta-, per cui in principio ci siamo centrati sul presente e sulla gestione del sintomo, per aiutarlo a gestire e preservare, intanto, la relazione di coppia e la posizione professionale". In ambito lavorativo il paziente tentava il proprio riscatto, ma "mettendo in campo una fortissima reattivita' che finiva per compromettere ulteriormente le relazioni coi colleghi e, in ultimo, la sua stessa posizione".
Il primo anno di terapia e' stato "un accompagnarlo per mano nella gestione del quotidiano perche' veniva sviato da spinte affettivamente potenti e primarie, che non riconosceva. Man mano che e' cresciuta la sua fiducia si sono aperti dei varchi, tanto nei nei suoi ricordi, quanto nella possibilita' di pensarsi nel presente in modo diverso: ha sentito possibile in se' un cambiamento attivo e cosi', in parallelo, ha cominciato a concedersi la possibilita' di ri-cordare (etimologicamente, di 'riportare al cuore', di ri-vivere emotivamente) cio' che fin li' aveva completamente rimosso fino all'eta' di 8 anni. Oggi si permette di accedere a pochi ricordi, ma profondamente- fa sapere Solbiati-, le zone d'ombra sono ancora tante; tuttavia le parti affiorate sono emerse tridimensionalmente, con il loro corpo di sensazioni ed emozioni. L'iperidrosi e' significativamente diminuita, perche' il ricordo ha preso spazio e parola, e' divenuto simbolo, sgravando il corpo fisico del suo peso. Cosi' liberato, il paziente si sta riprendendo una progettualita' futura e affettivamente desiderata. Ad esempio e' affiorato in maniera improvvisa il desiderio di paternita', rinforzato dall'evento sincronico dell'acquisto di casa con la propria compagna. Prima non c'era spazio, non c'era corpo, ne' contatto con le emozioni, conclude Solbiati. Adesso il mondo interno del paziente si e' legittimato ad emergere, si e' aperto un varco nel presente, ritrovando un proprio orizzonte di nuova progettualita'".

Da: http://www.dire.it/newsletter/psicologia/anno/2018/novembre/06/?news=10&...