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Essere psicoterapeuti oggi: dalle Neuroscienze al Corpo Sottile

articolo del 05 Marzo 2016 inserito in Convergenze e divergenze.

CONVEGNO NAZIONALE DI ECOBIOPSICOLOGIA
Essere psicoterapeuti oggi: dalle Neuroscienze al Corpo Sottile
a cura della Dr.ssa Naike Michelon - Psicologa, Psicoterapeuta ANEB


Asolo (TV), 23-24 gennario 2016


Il profumo del calicanto in fiore attende l'arrivo dei partecipanti che puntuali oltrepassano il cancello della Casa S. Dorotea, luogo che ospita l'immancabile momento di approfondimento annuale dell'ANEB.

Cosa significa essere terapeuti oggi? Questa domanda di ampio respiro è divenuta la trama sulla quale sono stati ricamanti sapientemente i contributi più recenti ed attuali delle neuroscienze, divenuti ormai un bagaglio di apprendimento necessario per chi lavora nell'ambito della psiche, ancor più imprescindibile per chi, come il terapeuta ecobiopsicologico, si muove secondo il paradigma della complessità.  I contributi dell'ultimo decennio portati dagli studiosi neuroscienziati, quali Damasio, LeDoux, Panksepp, Bucci per citarne solo alcuni, hanno promosso un vero e proprio dialogo con le aree della psicodinamica attraverso gli studi sulle emozioni, ponendo le basi per una reale integrazione fra aree che parevano essere troppo distanti fra loro per trovare un punto di incontro,

Lasciando che la mente si liberi in un immaginario possibile, ecco che emerge in me la rappresentazione di un cervello con le proprie connessioni, e pare di vedere il cielo con le sue costellazioni, i pianeti, le galassie, con i miliardi di soli che somigliano ai nodi della rete neurale e i buchi neri che rimandano a qualcosa di buio e profondo, simile, quantomeno nell'immagine, all'inconscio in cui parole, vita, fatti, ma anche corpo e storia vanno oltre lo spazio e il tempo cosciente.

Un cielo di stelle verso cui l'uomo ha sempre portato il proprio sguardo nella speranza di poter comprendere l'universo e le sue leggi. Un uomo alla ricerca di qualcosa, attivato da quell'istinto epistemofilico tanto dibattuto che differenzia l'homo-sapiens dai vegetali e che lo pone in una posizione possibile di "cammino-verso", che se poi si tratta nello specifico di un essere umano, diventa anche curiosità di trovare risposte per ciò che riguarda se stesso, la natura, il divino ed il rapporto tra queste entità e, sin dove possibile, ispirato dalla possibilità, sempre più evidenziata dagli studi della fisica e della quantistica, di percepire l'unità con l'Universo.

L'ecobiopsicologia pone quesiti che hanno al centro questo tipo di visione ed in particolare opera affinché il dialogo tra i più attuali contributi delle diverse discipline scientifiche, sia realmente integrato attraverso l'attento studio delle analogie possibili, divenendo così realmente operativo nel terapeuta che si muove in tal senso. Se il paradigma della complessità nello studio dell'uomo, orienta verso una visione di quest'ultimo il più possibile unitario, quale ricaduta può emergere in un essere umano che osserva ed è osservato con questa modalità? E quale sforzo deve compiere il terapeuta di oggi per entrare in contatto con la complessità? In che modo si muoverà nello specifico il terapeuta ecobiopsicologico? Cosa vorrà dire essere terapeuti oggi e calarsi nel confronto con le neuroscienze, riportando tali studi nella rete? Asolo ha aperto numerosi ed ambiziosi quesiti che gettano le basi comuni necessarie a questo tipo di integrazione ben nota, fra aspetti dell'infrarosso e dell'ultravioletto. Si è toccato e sperimentato ad esempio, quello che Diego Frigoli ha chiamato 'attivazione del campo Ecobiopsicologico', attraversando la concretezza della pratica nel caso clinico portato a due voci, in cui emergeva la continua sollecitazione di domande affioranti dalle informazioni anamnestiche, dal transfert e controtransfert, dalla sintonizzazione reale con stati emotivi antichi evocati dalla storia clinica che si andava definendo, avendo cura di evidenziare in diretta i processi neurologici amplificati nelle parti teoriche.

A questo hanno fatto eco l'esperienza del social dreaming matrix di Alda Marini, il contributo di Onorina Gibi che ha attraversato il panorama della biologia delle emozioni e le preziose meditazioni di Giorgio Cavallari che, quale instancabile pensatore, ha riportato lo sguardo sulla necessità collettiva di un uomo-simbolico, che ha bisogno di recuperare il valore e la centralità del simbolo per la propria esistenza, da cui pare aver preso distanza. Da ciò emerge l'invito alla riflessione sulle immagini evocate da Charles Baudelaire che nel 1800 scriveva: "La Natura è un tempio dove pilastri vivi mormorano a tratti indistinte parole; l'uomo passa, tra foreste di simboli che l'osservano con sguardi familiari". E se il "tempio" fosse l'Uomo?...