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Cuore e Archetipo del Centro

articolo del 14 Novembre 2018 inserito in Emozioni nel corpo.

Cuore e Archetipo del Centro
di M. Ortuso*
 

Nelle descrizioni dei mistici antichi, degli alchimisti e delle religioni il cuore viene visto come la sede dell'anima, dei sentimenti, della morale e di ciò che viene chiamato Spirito. Spesso si parla di intelligenza del cuore e vale la pena di ricordare l'etimologia latina di tale parola: intelligere significa leggere dentro, comprendere il tra le righe, le connessioni, i legami vitali, le leggi che muovono l'universo. Nel Corano si dice che il Cuore rappresenta la presenza dello Spirito sotto il suo doppio aspetto (Conoscenza e Essere), poiché esso è a un tempo l'organo dell'intuizione (al-Kashf, svelamento) e il punto di identificazione dell'Essere (al-wuyud).

Nell'alchimia, il discepolo che ha saputo attraversare il proprio ciclo di rigenerazione nell'Opera al Nero, vede comparire sulla materia di trasformazione palingenetica una stella luminosa, che annuncia l'alba del Sole della Conoscenza. Questa stella luminosa si colloca su un frammento di carne: il cuore. Perciò il cuore non è più solo l'organo anatomico che col suo pulsare governa la vita del soggetto, ma diventa il Tempio, un luogo mistico, entro cui accadono i sortilegi della conoscenza.

Nell'iconografia cristiana, il cuore viene rappresentato come irradiante, ovvero da esso partono i raggi luminosi che dissipano le Ombre oscure dell'anima, o come fiammeggiante, in quanto il fuoco appare anch'esso simbolo di quel principio archetipico generatore della Vita che tutto permane.

Nella filosofia scolastica il cuore era definito sede dell'intelletto, rimanda all'idea di un “Centro” come istanza archetipica che nell'ecobiopsicologia chiamiamo Sè Psicosomatico, che tutto orienta. La filogenesi ci mostra come si inizia a parlare di vita quando elementi del brodo primordiale iniziano a costituire legami tra molecole che formano un centro, racchiuso e protetto da una membrana. Tutto l'universo nasce da un costante movimento tra forze centripete e centrifughe, quei motori che in termini psicologici potremmo definire le forze di eros e quelle di thanathos.
Ritroviamo le stesse forza in quel costante ritmo di pulsazioni, il quale spinge il sangue ossigenato alle cellule della periferia e riporta al centro il sangue venoso. Nel microcosmo del nostro corpo possiamo rintracciare la presenza delle medesime forze archetipiche che costituiscono il macrocosmo attorno a noi. Ma perchè esista un movimento fluido, dobbiamo avere un centro pulsante, rappresentato dal cuore anatomico e simbolico.

Nella tradizione indiana il cuore è la sede del chakra Anahata, chakra separatore e ponte trasformatore tra quelli potremmo dire più legati ai corpi fisici e quelli legati ai corpi più sottili. L'elemento correlato ad esso è l'aria, a sua volta ponte tra il cielo e la terra. Il suo simbolo è un fiore di loto verde, dotato di 12 petali, con al centro due triangoli che formano una stella a sei punte. I due triangoli incrociati fanno venire alla mente l'unione degli opposti, delle forze archetipiche opposte di maschile e femminile e quindi la costruzione di un'unità centrale, motore di quel percorso trasformativo , in cui il velo illusorio di Maya è stato rotto e ci si avvia verso le sfere più alte della conoscenza.

Il Cuore centro anatomico e fisiologico può essere definito incarnazione materica dell'archetipo del centro, dell'archetipo del Sè, e pertanto somatizzazioni che lo coinvolgono spingono il terapeuta ecobiopsicologico a porsi  alla ricerca delle peripezie che tale archetipico ha attraversato nella storia del soggetto. Un essere umano senza un centro non potrà proseguire nel proprio viaggio di individuazione e la terapia ad orientamento ecobiopsicologico si pone l'onere e l'onore di guidare  la persona nella riscoperta e riappropriazione della propria centralità. 

Un altro elemento che la fisiologia ci sottolinea è il rapporto esistente tra il cuore e il respiro: la vita nasce col primo battito del cuore e muore con l'esalazione dell'ultimo respiro. Il ritmo di sistole e diastole del cuore, si tramuta nel ritmo tra ispirazione ed espirazione nei polmoni. Anche la psiche respira e abbiamo un momento detto di inspirazione, in cui si tenta di portare dentro di sé quelle forze archetipiche generatrici di Vita nel macrocosmo; con l'espirazione si compie un momento di ripiegamento in se stessi, verso il proprio centro. Senza un centro non è possibile il divenire, nel corpo, nella psiche e nella terapia. Dobbiamo andare alla riscoperta di un cuore anatomico, psichico e collettivo, in questo momento in cui l'essere umano sembra così tanto essersi allontanato dai ritmi archetipici che reggono il Cosmo.

Bibliografia
Alleau R.: Aspetti dell’alchimia tradizionale, Roma, 1989
Burckhardt T.: Introduction aux doctrines ésotériques de l’Islam, Lione, 1955
Frigoli D., Il linguaggio dell'anima, Ed. Magi, Roma 2016
Frigoli D., L'alchimia dell'anima, Ed.magi, Roma, 2017
Frigoli D. , La fisica dell'anima, Persiani Editore, Bologna 2016
Guénon R.: Simboli della Scienza Sacra, Milano, 1975

*Dott.ssa Mara Ortuso, psicologa, psicoterapeuta